Operazione “Martingala” – Sequestrate 51 imprese e beni immobili per oltre 100 mln di euro, 27 fermi

Sono 27 le persone destinatarie del provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria che sta eseguendo personale della Dia e del Comando provinciale della Guardia di finanza. Sono in esecuzione, inoltre, sequestri di imprese, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Contemporaneamente, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, si stanno eseguendo ulteriori provvedimenti restrittivi e di sequestro.

Dia e Guardia di finanza di Reggio Calabria hanno sequestrato, tra l’altro, 51 imprese, oltre a beni immobili e disponibilità finanziarie. Le persone destinatarie del provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria sono ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, reati fallimentari ed altro. Nei provvedimenti restrittivi emessi dalla Dda di Firenze si contestano ai destinatari il riciclaggio ed il reimpiego nel tessuto economico toscano dei proventi illeciti conseguiti dall’organizzazione criminale.

Più nel dettaglio, le indagini condotte dalla D.I.A. di Reggio Calabria, sotto la direzione dei Sostituti Procuratori della DDA Stefano Musolino e Francesco Tedesco ed il coordinamento del Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e del Procuratore Vicario, Gaetano Calogero Paci, hanno consentito di accertare l’esistenza di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti, con base a Bianco e proiezioni operative non solo in tutta la provincia reggina, ma anche in altre regioni italiane e persino all’estero.

Gli elementi di vertice dell’organizzazione sono stati identificati in Antonio Scimone (principale artefice del meccanismo delle false fatturazioni e vero “regista” delle movimentazioni finanziarie dissimulate dietro apparenti attività commerciali) in Antonio Barbaro; Bruno Nirta ed il figlio di quest’ultimo Giuseppe Nirta.

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