Un colpo durissimo quello inferto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro contro la potente cosca Gallace. Al termine di una requisitoria serrata davanti alla Gup Gilda Romano, la pm Debora Rizza ha formulato richieste di condanna pesantissime per i 49 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Ostro”.
Il bunker e il controllo del territorio
L’inchiesta, esplosa nel gennaio 2025, affonda le radici nella cattura del boss Cosimo Damiano Gallace, scovato dai Carabinieri in un bunker tecnologico a Isca sullo Ionio dopo un anno di latitanza.
Le indagini non hanno solo smantellato la rete di fiancheggiatori che garantiva al boss una “latitanza dorata”, ma hanno scoperchiato un sistema di controllo capillare sulla vita politica e amministrativa di Badolato.
Il condizionamento dell’ente locale è stato tale da portare al rinvio a giudizio dell’ex sindaco Nicola Parretta e al successivo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
Le richieste della Procura: dai vertici ai gregari
La pubblica accusa ha invocato pene esemplari per i vertici del clan. Il massimo della pena richiesto, 20 anni di reclusione, riguarda figure chiave come Cesare Antonio Arcorace, Antonio Paparo, Domenico Vitale (57 anni) e lo stesso boss Cosimo Damiano Gallace.
Pene severissime sono state sollecitate anche per Domenico Vitale (50 anni) e Angelo Gagliardi (18 anni di carcere ciascuno), seguiti da Francesco Aloi, Giuseppe Bava e Cosimo Sorgiovanni, per i quali sono stati chiesti 16 anni di detenzione. Per Francesco Galati, detto “il fascista”, la richiesta è di 15 anni, mentre per Ivano Piperissa e Bruno Vitale sono stati invocati rispettivamente 14 anni e 14 anni e 7 mesi.
L’elenco prosegue con le richieste a 11 anni per Moreno Rocco Riitano e a 10 anni per Ernesto Menniti, Andrea Bressi e Antonella Giannini. Pene di 8 anni di reclusione sono state proposte per Bruno Gagliardi, Pasquale Franco, Giuseppe Foti, Angelo Paparo, Gregorio Grande, Gregorio Paparo e Nicola Paparo.
Per un nutrito gruppo di imputati – tra cui Vincenzo Grupico, Antonio Galati, Francesca Galati, Giuseppe Riitano e i vari esponenti dei gruppi Andreacchio, Paparo e Renda – la Procura ha chiesto condanne oscillanti tra i 6 e i 4 anni. Infine, pene inferiori ai 4 anni sono state sollecitate per le figure ritenute marginali o accusate di favoreggiamento, come Loredana Abate, Nicola Chiefari e Antonio Cosimo Perronace.
Verso le arringhe difensive
Il processo riprenderà il prossimo 8 maggio, data in cui inizieranno le arringhe del folto collegio difensivo. Tra i legali impegnati a smontare l’impianto accusatorio figurano nomi noti del foro, tra cui gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Varano, Mauro Ruga e Anselmo Torchia.
L’operazione “Ostro” si conferma un punto di svolta nel contrasto all’egemonia dei Gallace sul litorale ionico catanzarese, segnando il passaggio dalle manette alle pesanti richieste di detenzione in aula di giustizia.