L’espressione virgolettata non fu, ieri 25, di qualcuno dei quattro del nostro Lungomare, o di un superstite comunista, o di un giudice canterino “Bella ciao”: è autenticamente di Giorgia Meloni; e non a casa sua, ma in cerimonia ufficiale all’Altare della Patria, e in veste di presidente del Consiglio. Vero che le espressioni ufficiali sono come i discorsi funebri e le congratulazioni per la laurea; però l’ha detto.
Lei, come tantissimi altri che ieri celebravano, avrebbero bisogno di una lezioncina di storia. Non è qui il caso, e mi contento di far notare che il 25 luglio 1943, a far cadere il regime non fu un’insurrezione popolare democratica e repubblicana di massa, ma, in concomitanza o intesa, un’azione politica dei gerarchi fascisti del Gran Consiglio, e una di Vittorio Emanuele III re d’Italia e d’Albania e imperatore d’Etiopia; e, in sostanza, il fatto che gli Angloamericani stavano occupando già la Sicilia.
Gerarchi che fino a pochi giorni prima erano fedelissimi al duce… anzi, Dino Grandi, poi artefice della congiura fascista, aveva promulgato, in data 16 marzo 1942, il Codice Civile che, con modifiche sostanziali solo al diritto di famiglia, è in vigore oggi 26 aprile 2026. Codice emanato con un Regio Decreto, quindi firmato dal suddetto Vittorio, che, a proposito, era stato proclamato imperatore d’Etiopia da Mussolini, e non risulta minimamente si sia lamentato dell’araldica promozione.
Vero però che tutti i governi dell’umana storia cadono quando non si reggono, soprattutto se dopo insuccessi militari: per non farla lunga, vi porto l’esempio di Napoleone e nel 1814 e nel 1815. A proposito, anche in Francia sono oggi in vigore le leggi del “Code Napoléon” del 1804.
Torniamo alla Meloni neoantifascista. Credo che lei di storia ne sappia quanto tutti (e dico tutti) quelli che erano presenti alla cerimonia, quindi vagamente. Quanto a neoantifascismo, non è la prima, a destra. Nel 1972, Almirante fuse il MSI con i monarchici (MSI-DN); elesse presidente del partito un tal Birindelli; e dichiarò intellettuale ufficiale e insigne un certo Plebe; e vietò categoricamente, e inutilmente, il saluto romano eccetera.
Nel 1994, le sedicenti Tesi poi portate a Fiuggi dicevano, testualmente: “Alleanza Nazionale riconosce il valore dell’antifascismo nell’aver restituito agli Italiani la libertà”; tantissimi votarono con l’espediente di Ulisse, tappi nelle orecchie; quasi tutte le intelligenze del partito non aderimmo ad AN, tra i primissimi, io.
Non contento, Fini, trovandosi a Gerusalemme, informò il mondo che era (testuale) “il fascismo il male assoluto”, francamente un po’ esagerando, in un mondo di bombe atomiche e stermini, tanto che Larussa dovette sfidare Aristotele e la Logica, inventando un “assoluto relativo”. Poi AN si fuse con Berlusconi, e finì a “mi cacci”. Rispetto ai suoi predecessori, la Meloni ci è andata leggera!
Secondo me, è l’effetto del NO al referendum, un referendum stravinto in partenza, e che il destracentro è riuscito a perdere per una raffica di errori. Il NO ha ringalluzzito l’opposizione, danzanti magistrati in testa. Se la Meloni e i suoi non hanno una politica culturale, e lasciano all’opposizione cinema e letteratura e tv, e le piazze, peggio per loro.
E invece servirebbe, e non dico solo alla destra, dico a tutta Italia, una sana operazione di recupero della storia genuina. Per esempio, l’Altare è stato eretto in onore di Vittorio Emanuele II, quindi del Regno e non della Repubblica; e terminato nel 1935, chissà da chi; la Repubblica c’è dal 1946, il Regno c’è stato dal 1861 a quell’anno.
Anche la storia del fascismo regime (1922-43) e del fascismo movimento (1919-45), e, già che ci troviamo, del postfascismo, dovrebbe essere storia, quindi raccontata per come fu. Esempio finale: il fascismo cadde nel 1943 per la sconfitta militare; ma la sconfitta militare fu colpa del fascismo per aver condotto male la guerra. Vi sta bene, come modo oggettivo di narrare la storia?
Ulderico Nisticò