Ottant’anni fa il dopoguerra


 Le operazioni militari della Seconda guerra mondiale cessarono, in Europa, nel maggio del 1945; in Giappone, dopo il bombardamento atomico, ad agosto. Iniziò il dopoguerra, che richiede di essere raccontato.

L’Italia era occupata dagli Angloamericani; e, in situazioni ancora ambigue, i comunisti titini occupavano Dalmazia, Fiume, Venezia Giulia; avevano occupato anche Trieste, finché non arrivarono truppe inglesi. Le occupazioni erano (così sta scritto nel trattato del 1947, di cui diremo a suo tempo) di “Nazione sconfitta”; nello stesso tempo, l’Italia tentava di passare per vincitrice, il che non la salvò dalla perdita di territori nazionali e di tutte le colonie.

Dal 25 luglio 1943 era iniziata la ridda dei governi cadenti come le foglie: due Badoglio, due Bonomi, un Parri, il primo De Gasperi. Venne comunque riportato l’ordine in Sicilia e in quelle aree del Nord dove erano stati costituiti, alla fine di aprile ’45, improvvisati sistemi diciamo resistenziali, subito repressi dai Carabinieri.

Il 2 giugno 1946, come abbiamo scritto e detto e non ripetiamo, si tenne il referendum istituzionale. L’amnistia del giugno seguente pose fine alla guerra civile; fascisti e monarchici tornarono alla vita quotidiana, organizzandosi anche in partiti non certo clandestini.

Secondo gli accordi Usa-Urss noti come Yalta, la Germania, combattente fino al 10 maggio, poi in stato di armistizio che dura ancora, venne così divisa: le aree del Reno e del Danubio, occupate da Angloamericani e mosche cocchiere francesi; a est dell’Elba, dai Sovietici. Stessa situazione per l’enclave di Berlino, divisa in Ovest/Est. Vennero costituiti due Stati.

Da entrambi, sparirono improvvisamente milioni e milioni di nazionalsocialisti, tranne pochissimi processati e messi a morte quando non suicidi. Tutti i Tedeschi dell’Ovest vennero dichiarati democratici e liberali; quelli dell’Est, diventarono da mane a sera comunisti.

Ciò durerà fino al 1989, quando la Germania Est si dissolse come tutti gli Stati sovietici: Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria e compresa l’Urss. La Cecoslovacchia, già inesistente dalla nascita e dissoltasi nel 1938 per essere rimessa in vita da Stalin, si separò di corsa in Slovacchia e Cechia (1992).

Curiosa la vicenda dell’Austria. Questa venne occupata in quattro zone, e così Vienna, e perciò considerata, come era dal 1938, parte del Reich; per poi passare per “vittima” di Hitler, e tornare alla situazione territoriale del 1918, e in uno stato di ambigua neutralità, che sotto certi aspetti dura tuttora. Della sorte di Bolzano e delle terre adriatiche diremo in altra occasione. E così di Giappone, Cina, Formosa e Corea.

Ulderico Nisticò