Otto miliardi

 È la cifra ufficiale da ieri: sulla Terra siamo otto miliardi. Gli amanti delle statistiche rustiche dividerebbero 8.000.000.000 per i kmq emersi, che sono circa 150.000.000, direbbero che per ogni kmq ci sono 54 abitanti; ma le statistiche non si fanno così, e se togliamo i deserti, le zone artiche e antartiche, le alte montagne e varie aree poco o per niente abitabili e povere di risorse, risulta evidente che alcune aree, e in particolare alcune città, sono popolatissime, e altre aree, molte altre aree sono vuote.

 Riassunto: quando io studiavo al Ginnasio, il mio libro di geografia riferiva una popolazione di un miliardo e mezzo, attribuendo alla Cina, a occhio, 600 milioni. Ma l’Africa, secondo il mio libro, mostrava aree popolate parte dell’Egitto, l’Etiopia, il Sudafrica e la Nigeria, e il resto molto di meno o quasi per niente. Oggi l’Africa conta un miliardo, in crescita.

 Com’è successo? Qualcuno, ingenuamente, pensa che siano aumentate le nascite, mentre è il contrario: si nasce molto di meno del passato, ma i nati muoiono molto di meno del passato, e giungono a maturità e vecchiaia.

 Nel passato… e qui chiudiamo la bocca ai luoghi comuni. Morivano i poveri… ma l’elenco dei re e feudatari e ricchi e nobili che defunsero giovani è lunghissimo; e molti, morti ammazzati, tipo metà della letteratura e della storia romana: Crasso, Pompeo, Cesare, Cicerone, Antonio e Cleopatra… Oggi la situazione politica è assai meno turbolenta, almeno quanto ad omicidi; e le condizioni di vita e la medicina ci consentono uno spes vitae superiore a 80 anni.

 Soluzione… eh, mi pare arduo, in un piccolo articolo scritto in fretta. Discutiamone.

 Uno sguardo all’Occidente ufficialmente ricco, ma che, per restare solo all’Italia, conta cinque milioni di poveri assoluti; e non è che gli altri sguazzino nell’oro.

 La Calabria numera un milione di mezzo di abitanti… sulla carta; e basta un giretto per Soverato – e dico Soverato – per contare più serrande chiuse che gente a passeggio. Quanto all’età media… e qui mi fermo.

Ulderico Nisticò