C’è un pezzo di Europa che batte forte nel cuore di Soverato. Otto studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico “G. Malafarina” di Soverato, diretto dal professor Vincenzo Gallelli, hanno appena vissuto un’esperienza che porteranno con sé per tutta la vita: una mobilità Erasmus+ a Valencia, dal 13 al 20 aprile, accompagnati dai professori Francesco Tassone e Luigi Stranieri.
Un viaggio breve nel calendario, ma intensissimo sul piano umano, formativo e culturale, reso possibile dal progetto di mobilità individuale KA121-SCH-000313384, nell’ambito dell’Accreditamento Scuola.
Un’accoglienza da famiglia
Gli studenti, ospitati da famiglie spagnole, hanno avuto il privilegio di immergersi completamente nello stile di vita valenciano. Non semplici turisti, ma veri e propri cittadini temporanei: imparare a muoversi con i mezzi pubblici, condividere i pasti serali, parlare in spagnolo (e in inglese) al di fuori dell’orario scolastico. Per molti, è stato il primo vero distacco da casa, trasformato in una crescita improvvisa e meravigliosa.
“Le famiglie ci hanno trattato come figli” – raccontano i ragazzi – “La sera a cena ci spiegavano le loro tradizioni, e noi insegnavamo loro qualcosa dell’Italia. È stato uno scambio vero.”
All’IES CID Campeador: aule, laboratori e sguardi sul futuro
La scuola che li ha accolti, l’IES CID Campeador, è stata molto più che una semplice sede di lezioni. Gli studenti del Malafarina hanno potuto seguire attività tecnologiche, confrontarsi con i coetanei spagnoli su metodi di studio e progetti pratici, scoprendo affinità e differenze nel modo di affrontare le discipline tecniche. In particolare hanno posto l’accento sulla priorità trasversale relativa all’Inclusione con un’avvincente presentazione su “Education and Immigration in Italy in a Multicultural Era”.
I professori Tassone e Stranieri, veri e propri “facilitatori di ponti”, hanno seguito ogni fase del percorso, coordinando le attività didattiche e supportando i ragazzi nell’adattamento. “Abbiamo visto i nostri studenti crescere giorno dopo giorno, superare timidezze e barriere linguistiche, diventare ambasciatori del proprio territorio” – hanno dichiarato i docenti al rientro.
Valencia: una città laboratorio a cielo aperto
Tra un’attività scolastica e l’altra, il gruppo ha avuto modo di esplorare Valencia: dalla Città delle Arti e delle Scienze (un sogno per studenti di un istituto tecnologico) al centro storico con la Cattedrale e il Mercato Centrale, fino alla vivace Ciutat Vella. Hanno respirato l’aria della Spagna moderna, assaggiato la paella autentica e, soprattutto, imparato che l’Europa è fatta di persone che – pur parlando lingue diverse – condividono gli stessi sogni.
Uno scambio che vale più di qualsiasi voto in pagella
C’è un apprendimento che nessun banco di scuola può insegnare. Quello che si impara vivendo l’Europa, non studiandola sui libri.
I ragazzi del Malafarina l’hanno scoperto sulla loro pelle: prendere l’autobus sbagliato e imparare a chiedere indicazioni in spagnolo, aiutare un compagno spagnolo in matematica usando le mani e un sorriso, emozionarsi all’arrivo e abbracciarsi forte alla partenza.
Le competenze tecniche e linguistiche? Cresciute naturalmente, quasi senza accorgersene. Ma il vero tesoro portato a casa è un altro: la consapevolezza che sentirsi “europei” significa sentirsi a casa ovunque, anche a mille chilometri da Soverato.
All’aeroporto di Lamezia Terme, al rientro, valigie piene di ricordi e occhi lucidi. Tra le mani, non solo un certificato di mobilità, ma la certezza che le differenze in fondo non esistono e che la diversità, qualora ci fosse, è sempre e comunque ricchezza.
