Parmenide, Corbelli e la bassissima velocità

Fallito clamorosamente il funereo tentativo di un cimitero dei migranti, Corbelli cambia sogno. Beh, ragazzi, ognuno sogna quello che vuole: non capisco per quali maniglie Corbelli i suoi sogni ce li debba spacciare tramite il servizio pubblico di Tg Calabria, per il quale io e voi paghiamo il canone! E la RAI piglia i sogni per cose serie.

Corbelli vuole una fermata in più dell’alta velocità. Però, siamo onesti, mica è capriccioso solo lui! E mi spiego con i numeri.

Da Napoli a Reggio, in linea d’aria, ci sono circa 350 km. Un vero treno ad alta velocità dovrebbe impiegare un 70, massimo 80 minuti; non pretendiamo cose giapponesi, ma un treno a 280/h dovrebbe impiegare, diciamo, 100 minuti.

Sì, ma il treno si deve fermare a Salerno, ed è giusto. Se poi si lanciasse davvero a 280, per fermarsi a Paola per Cosenza, Lamezia per Catanzaro, Villa per la Sicilia, diciamo che i minuti per Reggio sarebbero 120: due ore.

Sì, fossimo in Islanda, in N. Zelanda, in Cina… ma siamo in Calabria, e la Calabria pullula di Corbelli capacissimi di dare veste intellettuale alle loro fantasie.

Ed ecco che vogliono, e tutti con solidissimi argomenti, le fermate di:
– Scalea;
– Torano;
– Vibo;
– Gioia;
– Palmi;
– Eccetera!

Insomma, questo povero treno ad “alta velocità”, appena arriva a 100/h deve rallentare?
Ma il punto è un altro; e che tutti i bambini chiedono le caramelle, ma non per questo devono mangiarne quante ne vogliono: e qualcuno deve dire loro di no.
Così ci vuole una classe politica con i baffi, la quale abbia il fegato del NO, e senza tanti fronzoli: NO!

Del resto, se uno si ferma a Lamezia, questa dista km. 57 da Soverato; 30 da Catanzaro Lido; e stata tranquilli, che si arriva a Vibo prima in autobus da Lamezia che dalla stazione di Vibo alla città! Da Villa, Gioia Tauro dista, in termini di tempo, meno dell’attraversamento attuale dello Stretto.

Eccetera: ma non ha nessuna logica che un treno ad alta velocità sin riduca a un vecchio accelerato perché tutti vogliono una fermata sotto casa, o sotto casa dell’amico tipo svincolo di Soriero ad Argusto.

E qui è indispensabile ricordarsi di Parmenide, il filosofo del V secolo, il quale negava il movimento! Come lo negava? Ma ragionando, no? Ecco, quelli di Torano e Scalea e Vibo eccetera, solo tutti filosofi eleatici.
Perché si chiamano eleatici? Perché erano di Elea, poi Velia: che sarebbe Ascea.
E una fermata ad Ascea, non la vuole nessuno? Ahahahahahahah!

Ulderico Nisticò