Parola di Svimez: Lo spopolamento è il cancro che divora un sud eunuco e senza gabbasisi

“E’ inutile girarci attorno” – sembra dire nel suo ennesimo Rapporto la benemerita SVIMEZ, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno d’Italia nata il 2 dicembre 1946 – “il cancro che divora il sud è lo spopolamento”.

“Più che una scoperta è una delle tante litanie al capezzale di un eunuco senza più nemmeno gabbasisi” afferma, con dolore ed usando il colorito linguaggio del commissario Montalbano-Camilleri, l’Università delle Generazioni (A.D. 1993), l’associazione culturale che da decenni grida al “suicidio del sud” ed esorta a terapie d’urto e non a inutili ed umilianti palliativi. Ma ci starebbe bene pure una bella e democratica “rivolta” delle coscienze … cosa che ancora non s’intravede!

Fatto sta, storicamente, che l’incriminato “spopolamento” come autore dell’omicidio-suicidio del meridione italiano è latitante dal maggio 1860, da quando cioè un baldanzoso condottiero di nome Peppino ha invaso “conto terzi” il mitico sud, dopo aver preso accordi con traditori locali (lillipuziani di turno) i quali lo hanno aiutato a consegnare ad un tetro uomo venuto dal nord il “Paradiso del Mediterraneo” per poterlo trasformare in un Inferno dantesco.

Così racconterebbe Omero (il medesimo autore dei fantastici poemi dell’Iliade e dell’Odissea) indicando quell’orda di antropofagi che (proveniente dal nord come tanti altri eserciti nei mille anni precedenti) poi, piano piano, ha divorato famelicamente come cavallette tutto ciò che c’era da divorare e, non ancora sazi, ha deportato quanto c’era da deportare nei loro villaggi che, così, sono diventati ricchi e potenti.
Forse si comprenderebbe di più il dramma o la tragedia del sud (subìti dall’esterno e dall’interno) se venissero raccontati a mo’ di favola indolore per bambini, i quali ne dovrebbero capire il valore in età adulta. Forse.

Sta di fatto che dal 17 marzo 1861 (ovvero da oltre 158 anni) un sud, divenuto eunuco e senza gabbasisi, non riesce più a rialzarsi nemmeno di un centimetro, ma è tenuto in vita artificialmente per innumerevoli scopi a beneficio altrui. Ne sa qualcosa pure Gulliver. La Storia, purtroppo, ha tempi troppo lunghi e non sempre leali.
Ed è inutile (persino dannoso) girarci attorno: il sud resterà così (malmenato e suicida) fino a che qualcuno non lo liberi da codesta schiavitù che – chiamatela come volete – giova a tutti meno che all’ex Paradiso del Mediterraneo. A buon intenditor … (almeno non ci prendiamo sempre in giro).

Domenico Lanciano