Partito unito?

partito_democratico1Una cosa è certa. Il Partito Democratico oltre ad essere il primo partito del Paese e della nostra regione, è anche quello che dà più lavoro ai giornalisti. Sono anche convinto che non è semplice per chi non vive all’interno di questo strano soggetto politico capire ed interpretare la mole di notizie che arrivano dai vari dirigenti e dai vari territori. Ad un cittadino-elettore che ancora crede nella politica o ad un semplice iscritto che ancora si sforza a credere nella democrazia e nelle regole di questo Partito, leggere solo i titoli, che i giornali online e cartacei hanno pubblicato negli ultimi giorni e specificatamente quelli di ieri ed oggi, al primo lo allontanano dal suo diritto di voto, al secondo lo costringono a mollare gli ormeggi in quanto quel porto ormai sta diventato, e per certi versi è ormai diventato un’altra cosa, non un luogo di discussione dei problemi della gente ma sempre più un luogo nel quale, contarsi per contare, solo nei momenti elettorali. Direi che il Pd ha cambiato pelle tradendo quelle migliaia di militanti che otto anni fa, abbandonando per strada migliaia di amici e compagni con i quali aveva percorso una parte fondamentale della propria militanza politica, scelse di aderire al Pd che era, e doveva essere un’altra cosa, e cioè l’evoluzione di due grandi partiti popolari che avevano fatto la storia del nostro Paese. In un partito che, secondo Magorno, è unito non potrebbe succedere di leggere le cose che abbiamo letto. Un partito unito che rispetta la democrazia e le regole, dove non ci sono doppi incarichi incompatibili da oltre un anno, che convoca gli organismi dove ci sono, a Catanzaro da due anni non esiste nè l’assemblea provinciale nè la direzione, bastava solo un giro di telefonate per chiarirsi e concordare sia il commissariamento dei circoli di Cosenza, sia la reprimenda che alcuni consiglieri regionali hanno fatto ad un assessore, sia, ciliegina sulla torta, la difesa d’ufficio del segretario regionale da parte di chi, per dovere politico, deve farlo. Mi riferisco alla lettera di Magorno ed alla risposta piccata di Guglielmelli, alle nota dei tre consiglieri di Dp che dicono alla Roccisano di non interessarsi delle questioni interne del Pd, alla nota di tre segretari su quattro dei circoli di Cosenza che definiscono, udite udite, Aiello un valore aggiunto, dico io, di trasformismo. Vorrei ricordare che l’Art. 17 comma 2 dello statuto nazionale deve essere applicato prima della lettera con la quale si comunica il commissariamento. Non mi pare che questi passaggi siano stati esperiti checchè ne dica Puccio che richiama l’art. 15 dello statuto nazionale e l’art. 20 dello statuto regionale. L’altra cosa, secondo me più grave, è la reprimenda che fanno alla Roccisano i tre consiglieri di Dp. Vorrei ricordare ai tre compagni ed amici che nel loro caso lo statuto è ancora più categorico di quanto loro hanno contestato all’assessore. Capisco che costituire un altro gruppo consente di collocare qualche collaboratore in più ed avere qualche rimborso in più, anche se tutti a parole diciamo che bisogna abbassare i costi della politica. Ricordo che l’art 2 comma 9 dello statuto nazionale recita che “ sono esclusi dall’anagrafe degli iscritti le persone appartenenti ad altri partiti politici o aderenti, all’interno delle assemblee elettive, a gruppi consiliari diversi da quello del Partito Democratico. Ricordo altresì che nel 2010/11 quel galantuomo di Musi, per la stessa posizione che oggi hanno i tre consiglieri, sono stati fatti decadere da iscritti gli ex consiglieri Bova ed Adamo e l’attuale consigliere Ciconte. Da oggi la provincia di Catanzaro non ha più il suo Deputato se è vera la notizia che D’Attorre ha deciso di non votare la legge di stabilità. Leggere sui social gli sberleffi che i tanti che lo hanno ossequiato e votato alle primarie, mi convince sempre di più che questo partito è frequentato da troppa gente che scorda facilmente quello che ha fatto e detto appena ieri.

Antonio Tarantino
Circolo Pd Catanzaro Lido

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