Penultima e ultima d’Italia

provs24Nella classifica del Sole 24ore per qualità della vita, la penultima città d’Italia è Vibo Valentia, l’ultima invece è Reggio Calabria. Congratulazioni vivissime.
Attenzione: per ordine pubblico, invece, Reggio sta benissimo, a metà classifica. Se i numeri sono numeri, la colpa dello schifo umano non è certo di quattro delinquentelli, o della mafia. Mi spiace per don Ciotti, mi spiace per Gratteri, mi spiace per la Gerbera, mi spiace per i miei ex colleghi sempre impegnati in progetti antimafia segue cena, ma a fare pena non sono le quattro coppole di San Luca, è la società civile dei colletti bianchi, la classe dirigente, culturale, ecclesiastica, sanitaria eccetera di Vibo e Reggio e Calabria in genere. Proporrei perciò una fiaccolata contro scrittori, intellettuali, professori, medici, burocrati, politici; e stare attenti che le processioni non facciano inchini di fronte a qualche romanziere antimafia segue sceneggiato RAI.
Facit indignatio versus.
Cos’è la qualità della vita, pessima a Reggio mentre è buona la situazione della legalità? La qualità della vita è socialità, cultura, lavoro, commercio, vitalità, sport, tempo libero… insomma, la civiltà. Ed è in questo che due città calabresi ci fanno l’onore di essere ultime. Né credo le altre siano molto meglio. Non è solo l’economia, è la vita che ci fa difetto.
La colpa è dei politici? Ovvio, anche dei politici. Ma siccome i politici vengono democraticamente e liberamente eletti dal popolo (e a Reggio non ci sono problemi di ordine pubblico, leggiamo, dunque nessuno condiziona niente), la colpa è del popolo che li elegge. È dunque il popolo che appare guasto, passivo, incapace di attività e iniziative; connivente con i corrotti di ogni risma; perbenista e ipocrita; sempre in cerca di qualche assistenza diretta o indiretta; eccetera.
I giovani, grosso modo, sono peggio dei vecchi. Negli anni 1970 Reggio mostrò fin troppa energia con la coraggiosa rivolta; e Vibo era un vivace centro culturale e politico; e aveva una seria zona industriale, poi sostituita con la ridicola e fallimentare provincia. Oggi Vibo è un cimitero di noia e di povertà; e Reggio non si sente nemmeno nominare.
Anche la politica, con i suoi innumerevoli difetti, almeno un tempo era viva, lì come in tutta la Calabria. Nemmeno lo sport ci dà una mano, e siamo tutti attaccati alle speranzelle del Crotone.
A proposito, Reggio è il 10% della popolazione calabrese ufficiale, in realtà almeno il 15. Il problema non è dunque di due città, è di una Regione che è l’ultima d’Europa.
Occorrerebbe una rivoluzione morale, ma non se ne vede l’ombra. Sto dicendo rivoluzione, non qualche diluvio di parole.

Ulderico Nisticò

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