Per Peppe e Peppe…

 Saggezza cinica dei proverbi popolari. Una donnetta, evidentemente tentata a fare becco il marito con un tizio qualsiasi, guarda la pochezza dell’aspirante drudo, ci ripensa e conclude così: “Pe’ Peppi e Peppi, mi tegnu a Peppi miu”. Così deve aver ragionato, ieri sera, quella mia corrispondente di Facebook, una quaedam de populo e non certo versata in politica, la quale, desolata confessava a me, proprio a me, “Ma allora ho fatto male a votare no”; e io che dovevo dirle? Acqua passata, risposi! Forse, passata.

 E lasciatemelo dire, che i giovani, i mitici giovani sono serviti: avevano un presidente del Consiglio quarantenne, ora il tutto è tornato nelle mani della gerontocrazia italiana. Quelli della mia età si ricordano degli ultimi anni dell’Unione Sovietica, quando elessero alla suprema carica un compagno che ci rimase tre mesi non per crisi politica ma per collasso fisico da senescenza e morte! Anche i politici italiani, come è noto, li fanno cadere solo Cloto, Lachesi e Atropo, cioè fin quando non schiattano stanno in parlamento e dintorni. Congratulazioni ai giovani!

 Lo stesso per i miei ex camerati passati armi a bagagli da “fuori dell’arco costituzionale” a difendere la costituzione manco fosse Giarabub. Spunta già l’erba novella… Ora si tengano Gentiloni.

 La verità è che è stato messo assieme un governo lampo e sul tamburo, che oggi, 13, deve avere la fiducia, perché domani 14 arriva la Merkel con tutto il Circo Barnum dell’Europa: governo prima che Angela ci mandi una troika. Così hanno trovato Gentiloni, il quale, secondo loro, dovrebbe contentare parecchi: – da ragazzo faceva il comunista; – ha l’aspetto del borghese conservatore e prudente; – è anche un nobile di nobiltà “nera” e pontificia; – era nel governo Renzi. Una bella insalata.

 I ministri, con qualche giro di walzer, sono in gran parte gli stessi; la maggioranza in parlamento, salvo sorprese, è la stessa; il programma, lo stesso. È palese che la sola novità è che i D’Alema, i Bersani, i Letta hanno portato a termine la loro vendetta personale nei confronti di Renzi che li aveva rottamati. Per ora, penso io: non credo che il machiavellico Matteo ceda così, senza macchinare una rivincita; e già il fatto che non abbia accettato i riti del reincarico e del rimpasto e altra robaccia da Prima e Seconda repubblica li dovrebbe preoccupare. Per ora hanno vinto.

 I prossimi fatti diranno se Gentiloni starà lì fino a Carnevale o Pasqua, oppure tirerà avanti fino alle elezioni. Dalla faccia, credo sia di quelli che campano, “bon à tout faire, bon à rien faire”. Un pessimo segnale è un ministro della scuola che vuole introdurre tra i banchi la teoria gender; peggio, Alfano che, dice lui, finora come Interni ha accolto i “migranti”; ora come Esteri, dice lui, li vorrebbe convincere a restare in Africa: davvero le idee chiare!

 Uomo navigato, Gentiloni ha detto che la legge elettorale la deve fare il parlamento, il che è formalmente corretto: il governo, infatti, è potere esecutivo e non legislativo. Una banalità, vero? Ma fino a ieri tutti gridavano “un governo di scopo per fare la legge elettorale”: i soliti costituzionalisti che mai hanno letto la loro costituzione.

 Un parlamento in cui regna il più totale disaccordo su qualsiasi cosa, non solo tra i moltissimi partiti, ma all’interno di ciascun partito, troverà mai un’intesa proprio sull’argomento più controverso, la legge elettorale? Ebbene, mi si lasci dubitare.

 Intanto secondo una classifica, l’ultima provincia d’Italia per qualità della vita è Crotone; secondo un’altra, Vibo con Reggio penultima; e la Calabria in genere è l’ultimissima per qualsiasi cosa buona. Però abbiamo Marco Minniti ministro dell’Intero: ora vediamo che fa.

 A proposito, sono curioso della sorte di Gentile e di Dorina Bianchi, quest’ultima forse già passata dal suo ottavo al nono o forse decimo partito di appartenenza.

Ulderico Nisticò

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