Per un’idea diversa di “sinistra”, nasce il laboratorio politico di “Sinistra Liberal – Democratica”

Nasce il laboratorio politico di “Sinistra Liberal – Democratica”. Perché un “Laboratorio” e a chi si rivolge? Partiamo da perché un Laboratorio politico: progressista, liberale e democratico, per tutti coloro che si ispirano a questi principi cardine in ogni democrazia, dove vi sia partecipazione per la “rinascita” dell’Italia.

Un luogo aperto, plurale ed inclusivo in cui trattare tutti insieme del come e con che maniere emergere dalla crisi senza fine che affondano il nostro Paese, in primis il Sud, e che limitano, irrimediabilmente, una crescita intenzionalmente diseguale di tutto il Paese. Il Laboratorio, a tal fine, vuole anche incontrare vari esperti per ravvisare le priorità di intervento di una futura azione politico-amministrativa. Un laboratorio eretto dal basso ed aperto alle collaborazioni derivanti da cittadini, attivisti e gruppi organizzati.

Il Laboratorio dovrà essere fondamentalmente un spazio di partecipazione democratica, in cui dare voce a chi non ne ha e mettere in risalto idee e capacità di cui è ricca la nostra terra e che certa politica ha considerato sempre come un pericolo imminente e mai come una fonte di energie. Siamo qui per cambiare la rotta e per creare quel concetto di condivisione, quel criterio di presenza democratica sempre sollecitata a sinistra, ma mai veramente concretizzata.

Passiamo poi all’altra questione perché “Sinistra Liberal – Democratica”: dal malessere di una democrazia liberale e democratica si è giunti fino alla realizzazione di un sovranismo e di un populismo anti – democratico che ha accentuato le differenze nel nostro Paese senza dare risposte certe a quel liberalismo a cui è chiamata la società contemporanea. C’è bisogno di una democrazia matura e riformatrice tesa ad ottimizzare la “società capitalistica” senza arrestarne l’intima inventiva, e quella di una rappresentazione più marcatamente liberal-socialista che sente il problema dell’eguaglianza come inscindibile da quello della libertà.

Quindi perché una “Sinistra Liberal – Democratica”? Liberale non designa innegabilmente solo un’idea liberista, interpretazione sbagliata a cui troppo spesso si tende nello scontro politico-culturale. Se la disputa per la giustizia sociale e l’eguaglianza è la sigla caratteristica della sinistra, la sinistra liberale e riformista è quella che ha appreso che il mercato regolato non è avverso dell’eguaglianza; che l’eguaglianza oggi non è tanto una questione di risorse economiche quanto di istruzione e di accesso agli strumenti culturali, tra cui in primis le tecnologie digitali. Ed ha imparato che non si può confondere eguaglianza con libertà. Viviamo oggi una metamorfosi totale degli ordini sociali così come dell’ordine mondiale.

La politica della sinistra è in condizione di fronteggiare questa trasformazione, di portare avanti idee nuove e proposte di governo? È comune l’utopia del ritorno ad un socialismo classico: ritorno alle nazionalizzazioni, all’eguaglianza considerata in senso tradizionale, addirittura talvolta all’idea di un congiura delle classi sociali più ricche. Ma questa è un’opinione minoritaria, che rifiuta la società attuale invece di tentare a trasformarla. La sinistra deve darsi un’idea nuova, che sia un proposito di governo della società. L’idea di sinistra, le fondamentali scelte economiche, la coscienza storica europea, l’identità nazionale, la formazione, l’organizzazione politica, queste sono e devono essere le proposte di una nuova Sinistra Liberal – Democratica.

Pertanto quale deve essere il ruolo della sinistra liberale e democratica? Uno di questi interrogativi riguarda il ruolo della cosiddetta “sinistra liberale” dentro la fase politica che si è aperta da qualche anno in gran parte del mondo occidentale. Ovvero: quale onere devono avere nell’epoca attuale i ragionamenti di quella parte della sinistra che considera con speciale interesse alle logiche del progresso economico, alla centralità del mercato e della concorrenza, alla necessità di una diminuzione della pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, alla liberazione delle energie positive frenate da vari tipi di corporativismi e da rendite di posizione.

È una questione che non concerne solo l’Italia – se si guarda all’esempio del Labour britannico o dei Democratici statunitensi, dove ormai da anni questo tipo di dibattito si sviluppa dentro partiti egemonizzati da leadership di sinistra-sinistra – e che non si consuma dentro le buie stanze della sinistra ma invoca un profilo dell’avversario politico e quindi le infinite riforme verificatesi nell’occidente.
In tal senso quale può essere la leadership di una forza progressista e liberale? Cosa c’entra quel nuovo profilo che la sinistra liberale potrà conseguire nel campo più largo delle forze progressiste? C’entra sicuramente, se consideriamo delle agende politiche in cui è stato accettato da una leadership di tendenza progressista-liberale. Questo modello annuncia che per puntare al governo, e dunque all’attuazione reale delle proprie ambizioni di cambiamento, la sinistra debba avere un background più “classico” del liberismo economico, ossia alcuni principi più validi per l’orizzonte della crescita economica (come la diminuzione della pressione fiscale e la centralità della concorrenza), allontanandosi sia dal consueto binomio “tassazione + spesa pubblica” della sinistra socialdemocratica sia dalle varianti più massimaliste.

È oggi importante avere delle idee liberali? Sicuramente si, perché se l’avversario è il radicalismo sovranista, con il suo carico di isolazionismo bellicoso e di pericolo imminente alle fondamenta delle nostre comunità democratiche, il ruolo delle idee liberali diventa basilare dentro il campo più largo dei partiti progressisti: anche quando le loro leadership presentano, pur se solo sulla carta, fasi più separate e contraddistinte dai trionfi della “triangolazione”.

Una fonte di idee decisive sia per aggiudicarsi la partita del consenso che si è già aperta in Italia che in tutto l’Occidente, sia per scongiurare che le grandi famiglie della sinistra italiana ed occidentale capitolino all’illusoria attrattiva di un passato che non tornerà più. Sempre sul fondamento della similitudine programmatica, si può mettere nella stessa categoria anche partiti, movimenti e governi provenienti da retaggi ideologici diversi da quello socialista, in particolare, ma anche da quello liberale e da quello democratico. E quindi possibile qualificare ed identificare questo contenitore allargato come “sinistra liberal – democratica”. Infatti libertà individuale e competizione possono dar luogo ad un incessante miglioramento in tutti i campi della vita umana, sia materiali che morali. La considerazione delle libertà politiche, economiche e culturali dei singoli individui, quali che siano le loro ideologie o status sociali, deve essere sostenuto dalla legge.

Tra le libertà che devono essere tutelate va compresa anche la libertà economica, intesa come tutela della proprietà privata e della libertà d’impresa, sia questa l’origine politica, economica o sociale/culturale, che compete ad una nuova forza progressista, che si muova nell’alveo delle moderne società socialdemocratiche, tale che possa garantire una visione di sinistra ma anche liberale e democratica delle moderne società capitalistiche: in sintesi come affermava Enrico Berlinguer un rinnovato “socialismo nella libertà”.