Perché è importante salvare la Torre Ravaschiera a Satriano

Perché potrebbe racchiudere tanti segnali di cambiamento, i segnali dell’inizio di una nuova epoca, improntata a valori che tutti diciamo di voler perseguire. Lo spunto per tale speranza proviene dall’individuazione delle priorità politiche da parte del Ministero della Cultura nel triennio 2022-2024.

  1. Rispetto della legalità costituzionale

L’ 8 febbraio 2022 è stato modificato l’articolo 9 della Costituzione (ricordo che i primi dodici articoli sono quelli dedicati ai principi fondamentali) e, tra i compiti della Repubblica, oltre alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, è stata inserita la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, ammettendo così l’errore fondamentale commesso dalle generazioni di uomini e di classi politiche che si sono succedute dal dopoguerra ad oggi: quello di non aver agito “nell’interesse delle future generazioni”.

Ma c’è un altro articolo della Costituzione importantissimo per la Torre Ravaschiera: l’articolo 42 in cui ci viene ricordato che “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale”.

Il fatto che la Torre Ravaschiera sia ridotta nelle condizioni di degrado che testimoniano le foto allegate ci costringe ad ammettere che la legalità costituzionale non è stata rispettata, neanche nel suo aspetto più immediato e semplice: il godimento del proprio bene da parte dei legittimi proprietari.

Sì, perché questa “torre cavallara”, risalente alla metà del 1500, è ancora una proprietà privata.

Perché sottolineiamo “ancora”?

Perché fin dal 1989, da quando sulla Torre è stato emesso il vincolo monumentale che attesta la sua importanza storico-artistica e culturale e la sua appartenenza anche all’intera comunità, aspettiamo azioni concrete di salvaguardia e di fruizione che mai sono arrivate.

Perché, da allora e fino al 2018, le proprietarie, più volte richiamate, hanno fornito assicurazioni circa l’elaborazione di un progetto tendente alla conservazione della Torre senza mai presentare tale progetto agli uffici comunali.

Perché le intemperie meteorologiche hanno nel frattempo continuato ad aggravare lo stato della Torre.

Perché la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, a seguito della segnalazione del Gruppo Archeologico Paolo Orsi, con nota n. 1101 del 29/01/2018, ha messo in mora le proprietarie assegnando loro 15 giorni di tempo per realizzare “nell’immediatezza, opere provvisionali atte ad evitare il pericolo di crolli”, diversamente la S.A.B.A.P. avrebbe potuto autonomamente “adottare immediatamente le misure conservative necessarie”.

Perché, da allora, le proprietarie non hanno svolto nessuna attività, non hanno presentato al Comune alcun progetto e, visto il loro disinteresse e mancanza di considerazione per quello che per loro era un semplice rudere, men che meno hanno inteso cedere la Torre al patrimonio dello Stato.

Perché il sopralluogo congiunto tra proprietarie (sorelle Guiscardi), Amministrazione comunale, Soprintendenza ABAP e Associazioni locali, che abbiamo richiesto al sindaco non è avvenuto.

Perché la Soprintendenza è ormai ridotta a pochissimi funzionari. Di fatto, la Soprintendenza Crotone Catanzaro non ha sede, conta solo su due funzionari e un centralinista.

Perché, stante l’incuria, nessun ente (Ministero, S.A.B.A.P., Comune) ha provveduto a sostituirsi alle proprietarie o ha avviato procedure per l’acquisizione della Torre al patrimonio dello Stato.

  1. Recupero delle radici storiche e culturali del luogo

Il Gruppo Archeologico “Paolo Orsi” già nel 2010, nella relazione allegata alla campagna del FAI “Il posto del cuore”, ha tracciato l’importanza della Torre Ravaschiera sia dal punto di vista architettonico e territoriale che da quello storico, culturale e archeologico. In quell’occasione si è riusciti a coinvolgere quasi 10000 firmatari, raggiungendo il primo posto in Calabria e il dodicesimo in Italia. Purtroppo, nonostante il traguardo raggiunto, il FAI non ha considerato opportuno inserire il recupero della Torre Ravaschiera tra i suoi obiettivi.

Bisogna sempre avere presente che non si può conoscere un territorio se non lo si collega alla sua storia e alle sue tradizioni. Nel nostro caso, scopriamo che il legame tra la Torre Ravaschiera, come il territorio su cui sorge (Contrada Ravaschiera), sta nel fatto che Satriano tra il 1600 e il 1700 è stato un principato ceduto dalla monarchia spagnola ai banchieri Ravaschieri-Fieschi di Genova per ripagare il sostegno finanziario ricevuto. Ma veniamo anche a sapere che questa Torre, unica in questo territorio, esisteva fin dalla metà del 1500, che era denominata “Torre Misolisari” o “dell’Ancinale” e che era inserita nel sistema di avvistamento e difesa dalle incursioni saracene, come testimonia una delle tavole del Codice R. Carratelli (manoscritto illustrato del sistema difensivo costiero della Calabria di fine Cinquecento);

  1. Valorizzazione del territorio

L’individuazione delle priorità politiche da parte del Ministero della Cultura nel triennio 2022-2024 dà, secondo noi, lo spunto per avviare, al di là di tutte le pianificazioni ciarliere della politica nostrana (Contratto di fiume e di costa in primis) una crescita del territorio che si svolga nell’ottica ormai necessitata di uno sviluppo sostenibile.

Ormai è ben chiaro a tutti che lo sviluppo del nostro territorio non passa per l’industrializzazione (cementifici, cave estrattive, depositi di materiali bituminosi e quant’altro), o per l’occupazione di ulteriori porzioni di suolo in vista della realizzazione di opere ormai superate da nuove scoperte scientifiche e tecniche e convenienti solo per alcuni ma deleterie per il resto delle comunità interessate (leggasi nuovo depuratore consortile da costruire, guarda caso, nei pressi della Torre Ravaschiera). Questo nuovo concetto di sviluppo comporta, anche se molti si ostinano egoisticamente a non accettarlo, il rispetto e la salvaguardia di risorse naturali quali l’ambiente, la biodiversità, le oasi naturalistiche e tutto quello che possa definirsi uno sviluppo a misura d’uomo.

Riteniamo opportuno guardare all’intero contesto naturalistico che la torre ha custodito fin dalla sua edificazione: la vallata dell’Ancinale, soprattutto la parte che va dalla sua foce alla località Crisura. È necessario operare per la conservazione di questo habitat di pregio con la sua grande diversità biologica di flora e fauna, a cominciare dall’area umida dell’Ancinale non lontana dalla foce e dal mare dove trovano il loro ambiente naturale una moltitudine di uccelli acquatici, di acqua dolce e marini, e dove sostano molti uccelli migratori. Lo scorso anno si sono fermate le cicogne.

Si potrebbe promuovere una associazione dei contadini, proprietari dei vari appezzamenti di terreno disseminati nella vallata, con l’obiettivo di creare fattorie veramente didattiche della nostra tradizione agricola. Nel contempo si potrebbero associare ad esse strutture ricettive integrate nell’ambiente circostante per dar spazio ad una fruizione diversa del tempo e della natura per chi, soprattutto bambini, vivendo in città, non può godere di queste esperienze. Potrebbe diventare una vastissima area attrezzata da fruire con camminamenti, piste ciclabili, maneggi, oasi di salvaguardia faunistica, da implementare con l’apporto di guide ambientali, che potrebbero diventare punti di richiamo per turismo scolastico.

Si potrebbero creare laghetti artificiali con aree di allevamento di specie ittiche e anche aree di pesca sportiva oppure attrezzare, senza invadere i luoghi, aree dedicate ad eventi culturali. La torre stessa e tutto il complesso edilizio afferente potrebbero diventare un prestigioso contenitore museale per la conoscenza di tutto il sistema difensivo costiero della Calabria.

Insomma, una concezione diversa di turismo. Quel turismo che consentirebbe di superare il trinomio stantio balneazione-ristorazione-discoteche e, al contempo, di superare la limitatezza della stagione turistica ai due mesi estivi. E ci fermiamo qui solo per non tediare, non per mancanza di idee.

In questa ottica e con questi presupposti, appare evidente che la valle dell’Ancinale potrebbe diventare un volano di sviluppo per tutto il comprensorio che, per l’ampiezza delle sue prospettive, richiede l’interessamento e l’intervento di tutti, siano essi politici, operatori privati, associazioni e privati cittadini

  1. Conclusione

Per tutti questi motivi consideriamo urgente e importantissimo recuperare la Torre Ravaschiera affinché non crolli come è accaduto per la Torre Sant’Andrea a Santa M. del Cedro nel gennaio di quest’anno.  Il degrado è fin troppo evidente.

Nel caso i legittimi proprietari non vogliano o non possano provvedere in tal senso, riteniamo opportuna e urgente la cessione del Bene al Comune di Satriano

Nel caso ciò non avvenisse il Comune di Satriano, potrebbe rendersi parte attiva e richiedere al Ministero dei Beni Culturali l’avvio della procedura per una sua acquisizione. Ricordiamo che, nel caso della Torre Ravaschiera, trattandosi di un bene già dichiarato di interesse culturale, dunque già vincolato, l’espropriazione è regolata dall’articolo 95 del D. Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) che prescrive: “Il Ministero, nella figura della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio può espropriare per causa di pubblica utilità beni culturali mobili e immobili quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi. Il Ministero può autorizzare all’espropriazione le regioni, altri enti territoriali e ogni altro ente pubblico che ne faccia richiesta; in tal caso dichiara la pubblica utilità dell’espropriazione, ma rimette il procedimento in mano all’ente interessato”.

Una volta che la Torre Ravaschiera sarà acquisita al patrimonio dello Stato, si potrebbe accedere a fondi pubblici ai fini della sua conservazione e valorizzazione, nonché alla bonifica ed al rispristino dell’ambiente naturale afferente alla torre.

Italia Nostra “Paolo Orsi” Soverato – Guardavalle