Perché i Normanni?


 Qualcuno trova bonariamente da ridire che io da qualche tempo insista sui Normanni. Vi posso assicurare, amici, che non sono affetto da improvvisa normannomania; e che, da buon conoscitore della storia generale e di quella calabrese, attribuisco al periodo normanno (diciamo 1016-1266) l’importanza che ebbe, e non di più e non di meno di tanti altri tempi della nostra quattro volte millenaria calabra vicenda. E allora?

E allora c’è che l’anno dei Normanni 2027 è un’iniziativa europea. Guardate dove va a parare l’umana fantasia: qualcuno si è ricordato che nel 1027 nacque Guglielmo, il quale, divenuto duca di Normandia (in Francia, per chi non lo sapesse), nel 1066 conquistò l’Inghilterra e ne divenne re… eccetera.

È palesemente un’idea francobritannica, però, come si dice in calabrese, “U sula scarfa a cui vida”, cioè chi si dà da fare, ottiene; e chi no, resta, sempre per dirla in calabrese “all’urma”, cioè a becco asciutto. Anche noi abbiamo granconti e duchi e re normanni, anzi il Regno del Meridione, durato otto secoli, è stato fondato da loro.

E qui state bene attenti. Non so quanti, in Calabria, sappiano tali cose, e credo pochissimi. Ebbene, non è questo il problema, e vi porto, tra moltissimi, due esempi.

Papa Giulio II fu bravissimo nel governo spirituale e politico della Chiesa, però non sapeva usare il pennello e lo scalpello, anche perché nella mano destra preferiva portare, con successo, la spada. Ebbene, chiamò Michelangelo. Vi basta? No? Andiamo avanti.

In un periodo che non nomino, e arrivateci da soli, una persona che non nomino se no a qualcuno viene un coccolone, venne a sapere che il gesuita don Lorenzo Rocci stava compilando un vocabolario di greco, mentre fino a quel momento in Italia si usavano lavori stranieri. La persona di cui sopra non sapeva distinguere alfa da beta, anzi da ragazzo non aveva manco studiato latino, figuratevi il greco. Ebbene, appresa la notizia, si adoperò in tutti i modi per aiutare l’impresa, la quale ebbe termine nel 1939 (ops, mi è scappato!), e tuttora il Rocci ci accompagna nelle nostre avventure elleniche.

Ecco il punto. Compito di un politico non è sapere chi era Giuditta d’Évreux (ci sono anche storie d’amore, tra i Normanni!), o Sighelgaita, o Adelasia del Vasto grancontessa regina monaca; o chi furono e che fecero i loro agitatissimi e spavaldi mariti Roberto e Ruggero. Compito di un politico è capire che il 2027 è un fatto europeo, e che come tale può attirare l’attenzione sul Meridione d’Italia, e sulla Calabria, e favorire quella cosa che ancora noi facciamo poco e malissimo, ed è il turismo culturale.

Una volta capito, chiamare chi ne sa. Chi ne sa, ragazzi, non vuol dire il solito intellettuale secchione e aggobbito, e che tenta di spiegare i Normanni con le statistiche sulla produzione dei fichi a Scalea nell’XI secolo. Che c’entra Scalea? Beh, come Mileto, Squillace, Soverato, Catanzaro, Amantea, Nicastro, Santa Severina, Crotone, Rossano, Reggio, Gerace, San Martino, Serra S. B., e pure Soverato, eccetera. Se volete saperne, mandatemi una bella raccomandata con ricevuta di ritorno, protocollata e firmata da qualche illustre signore della Regione.

A proposito, siamo metà febbraio: mancano dieci mesi per il 2027, e la Regione, a proposito di Normanni, è all’anno e mese e giorno zero.

Ulderico Nisticò