Pessimisti, piagnistei, e giù applausi

Qualcuno mi chiede perché io manchi alla presentazione di certi libri, e aggiunge “potresti dire la tua”. Vedete, ragazzi, se c’è materia di discussione, io amo discutere: per esempio, se la poesia classica è meglio o no di quella romantica, entrambe legittime e discutibili opinioni.

Ma quando devo sentire (e non da ragazzine che, per età e altri motivi, dispongono di scarse informazioni e patiscono emozioni; no, da fior di professorini) che il mondo sta andando in rovina e che presto moriremo tutti, anzi stiamo già morendo per ogni sorta di malattie… ebbene, cosa volete che venga a guastare il treno? Treno, greco θρῆνος, è un genere letterario ispirato esclusivamente a morti, cadaveri, disgrazie eccetera. Simonide ne era bravissimo autore.

Che vengo a fare, a dire che, quando ero ragazzo, il mio libro di geografia riferiva che il mondo contava un miliardo e mezzo di anime; e invece oggi siamo sette miliardi e mezzo quasi otto? E a far notare che non muore nessuno, e, se mai, a 93 anni come Camilleri e 90 come De Crescenzo… e tanti amici di cui leggiamo l’età sui manifesti funebri?

Non solo, ma di questi quasi otto miliardi, almeno l’80% mangia non dico a sufficienza, ma, in Occidente e America e Giappone, da obesità. Certo, la morte ancora fa il suo mestiere, e, prima o poi… ma i numeri parlano chiaro, sempre più poi; e la nuova industria sono le case di riposo per anziani che magari sono rintronati in testa, però il tutto il resto del corpo stanno benissimo.

Nessuno di questo 80% – attenti qui! – mangia secondo natura, ma tutti mangiano, si nutrono, si illuminano, si riscaldano e si raffreddano, eccetera, e anche verranno sepolti solo per mezzo della tecnologia, della odiata e inquinante tecnologia. A parte che io non ho mai visto un ecologista vivere come Diogene Cinico, e tutti hanno auto e condizionatore e cellulare… e tutti scrivono libri stampati con inchiostro chimico e non di seppia.

Che vado a fare, a guastare le patetiche geremiadi con una botta di sano realismo e riderci sopra? Meglio evitare, e andare altrove, oppure scrivere qualcosa di robusto e di amore per il mondo e per la vita. Certo, in questo mondo di Dio, c’è posto anche per i depressi: ma non devono pretendere di deprimere anche il prossimo loro!

Senza dimenticare il famoso detto soveratese “pijji pisci e jestimi”, e vi risparmio la trivialità napoletana. Insomma, più uno si lamenta, più vende libri e fa soldini.
Domattina, 17 agosto, alle 5.15, se ne avete i baffi, venite alla passeggiata; e dopo un’oretta, sentirete, gratis, cos’è la vita, cos’è l’amor fati, cos’è il “diventa quello che sei”: altro che lacrimatoio retribuito.

Ulderico Nisticò