Poche parole sulla pace

 Manifestazioni sulla pace in luoghi diversi, e con intenti diversi, anzi con l’intento di farsi dispetto gli uni con gli altri; e che non spostano di un et il problema.

 Intanto (e ammesso che le notizie siano quelle vere!) assistiamo a strane cose: la Russia, seconda potenza militare del mondo, non solo non vince, ma subisce i contrattacchi ucraini; l’Ucraina usa armi americane ed europee, buone quanto bastano per operazioni tattiche, non abbastanza per una guerra ad ampio raggio e per vincere sul serio. L’Europa sanziona la Russia e continua a comprare il gas. La guerra sul campo è disseminata in piccoli episodi quasi estemporanei. In queste condizioni, potrebbe finire subito come continuare senza fine.

 Da febbraio, intanto, il solo atto concreto l’ha compiuto il turco Erdogan con la questione del grano, e semplicemente facendo notare sia a Russia sia a Ucraina che se non lo vendevano, andava a male. Tutti gli altri, nulla hanno fatto per la pace: nulla l’ONU, nulla l’Europa.

 Si mormora di un’iniziativa del Vaticano, ma non sta accadendo. Se il papa lo volesse davvero, e se io Gli potessi dare un consiglio, faccia da sé e da solo, tenendo lontanissimi ONU, EU, NATO e altre diavolerie e consorterie parolaie. Ma non mi pare, a oggi, che avvenga. Che fare?

 Per affrontare la questione di una guerra, bisogna partire dalla lezione di Polibio, che in ogni conflitto distingue aitìa, la causa vera, generalmente geopolitica; la pròphasis, motivazione ideologica, generalmente posteriore; l’archè, chi ha iniziato le ostilità, generalmente la cosa meno importante. Analizzata così una guerra, per fare la pace bisogna agire sulla causa vera. A titolo strettamente personale, rilevo che l’Ucraina voleva entrare nella NATO: e come causa di conflitto geopolitico, mi sembra più che sufficiente.

 Per giustificare? Ma dai, non esiste questa parola, nella storia: quella non è la causa, è il pretesto. Chi ha ragione, tra Russia e Ucraina? Da storico, sospendo il giudizio esattamente come per la faccenda di Sagunto, che per un trattato era alleata di Roma, e per l’altro stava sotto l’Ebro. E ho fatto il primissimo esempio che mi viene a mente. Fecero la Seconda guerra punica, e alla fine Roma si prese, tra l’altro, l’intera Spagna, Ebro e Sagunto inclusi; e quarant’anni dopo anche Cartagine, che, distrutta e seminata a sale, poi sarà la grande e ricca ed edonistica città latina descritta da sant’Agostino. E pensare che dal 509 al 264, Roma e Cartagine erano state pappa e ciccia: come ben narra Virgilio a proposito di Enea e Didone.

 La pace si può fare, anche sul Don e Mar Nero? Sì, ma solo con atti politici seri, e con un arbitrato terzo e senza interessi. Dov’è?

Ulderico Nisticò