Poi se la pigliano con i feudatari…

 I feudi, intesi in senso proprio e giuridico, vennero istituiti, o almeno regolamentati, da Carlo Magno, con queste norme: il vassallo riceveva un beneficium di terre, e giurava al signore fedeltà in guerra, e, a ripova, era obbligato a restituire il feudo, che non era ereditario. Ma quasi non era ancora defunto il grande imperatore (814) che i vassalli pretesero e ottennero l’ereditarietà: Capitolare di Querzy dell’877, che però altro non dovette che mettere per iscritto uno stato di fatto già consolidato. Con le Assise di Gerusalemme (vari atti del XII secolo), l’ereditarietà venne estesa anche ai feudi minori.

 Una vera ingiustizia, in punta di diritto. Vero, però c’era pure che il duca o marchese o conte o barone, quando il re chiamava alla guerra, partivano armi in spalla, e molto spesso restavano uccisi in battaglia. Insomma, i privilegi li pagavano con il sangue.

 A che servono questi ricordi storici remoti? A poter affermare che i [presunti] imbroglioni dell’università di Reggio Calabria… ma diamo un’occhiatina anche alle altre calabresi e non… dunque i [presunti] mascalzoni hanno creato un [presunto] sistema di ereditarietà, parentela, comparaggio e commaraggio, per assumere, in qualità… ahahahahahah, qualità!, dei [presunti] asini come professori; asini e ciuchi e somari e, per dirla in lingua locale, scecchi, però parenti.

 Certo questa ereditarietà i [presunti] figli […] non l’hanno pagata morendo a migliaia come i nobili francesi nella battaglia di Azincourt del 1415, ma l’ottennero solo per il fatto di essere parenti di qualcuno; o amici degli amici.

 La faccenda è dunque un [presunto] reato, e molti sono già stati bastonati. Ma non è questo che mi turba, e ci pensino i giudici. Io medito sulla pessima formazione di [presunti] raccomandati saliti in cattedra. E un pessimo insegnante fa dei pessimi allievi. E pessimi allievi laureati da pessimi insegnanti fanno ponti che crollano: stiamo infatti parlando, anche, di Architettura.

 Ora voglio sperare non che i [presunti] colpevoli finiscano in galera, e li dovremmo pure mantenere a sbafo; ma che tutti i [presunti] colpevoli vengano cacciati a pedatoni dai posti che [presuntamente] in modo ingiusto occupano; e in loro vece si assumano persone meritevoli, attraverso un concorso serio e onesto.

 E non tra vent’anni, a colpi dei rinvii e delle prescrizioni cui ci ha abituati la nostra venerata magistratura: subito!

Ulderico Nisticò