Politica estera comica e tragica

Scajola aveva una casa a sua insaputa; Anastasia, a sua insaputa, portava a spasso 70.000 €; la signora prefetto, dice lei, si contentava, sempre a sua insaputa, di 700. Conte Giuseppi ha invitato Haftar all’insaputa di Serraj, e Serraj all’insaputa di Haftar.
Serraj, che invece è saputo, saputissimo, se n’è tornato a Tripoli appena gli hanno detto che c’era Haftar. Così Giuseppi e Di Maio sono riusciti a farsi nemica anche l’altra metà della Libia; e, a loro insaputa, hanno realizzato una figura che, se non fossimo in faccia protetta, vi direi io di che!
In una Nazione seria, il governo si sarebbe subito dimesso.
Intanto la Turchia fa i fatti, e manda truppe.

Fatta questa premessa, vediamo come siamo arrivati a questo disastro mediterraneo e mediorientale. In estrema sintesi, è dal 1917 che hanno tutti torto e tutti ragione.

Nel 1917 successero due cose contraddittorie: truppe arabe di Feisal, sceicco della Mecca, guidate di fatto dall’inglese Lawrence, ufficiale dell’esercito ma molto autonomo, sconfissero i Turchi e presero Gerusalemme; ma in quello stesso momento il governo di Londra emanò la Dichiarazione Balfour, che riconosceva il diritto “a un focolare ebraico” nello stesso identico territorio.
A Versailles si divisero le conquiste la Francia, che ottenne Siria e Libano, e la Gran Bretagna, con Iraq e attuali Giordania e Israele-Palestina; e si accordarono per il petrolio. I governi liberali italiani, del tutto inetti, stettero a guardare.

Nacque un movimento Ba’at, nazionalista e laico, che simpatizzò per Italia e Germania: nel 1941 prese il potere in Iraq e si alleò con Roma e Berlino, venendo però subito stroncato dagli Inglesi.
Dopo la Seconda guerra mondiale, USA e G. Bretagna usarono il metodo di governi locali fantoccio in Libia, Egitto, Siria, Libano, Iraq; mentre divampavano i primi conflitti armati tra Arabi ed Ebrei in Palestina.

Il sistema si rivelò presto debole e senza sostegno popolare; e i movimenti nazionalisti arabi presero il potere in Egitto con Nasser, con la nazionalizzazione del Canale di Suez; Iraq; e nel 1970 in Libia con Gheddafi.
L’Occidente, che non era riuscito ad impedirlo, riuscì benissimo nel farsi nemici i nazionalisti; sempre al poco nobile scopo di piluccare petrolio a prezzi di favore. Il tutto spacciato come esportazione della democrazia.

Una rivoluzione di tutt’altro segno, ma ugualmente innovativa, fu l’istituzione di una repubblica teocratica in Iran. Gli USA istigarono l’Iraq, che subì uno smacco militare. Per rifarsi, e dietro mezze promesse (Guicciardini: Uno principe che vuole ingannare un altro principe deve cominciare con lo ingannare il proprio ambasciatore), occupò il Kuwait, scatenando una prima guerra americana (1991). Ma Bush padre ebbe il buon senso di fermarsi, e lasciare il potere all’unico che era in grado di gestirlo, Saddam. Finché Bush figlio non scatenò un’altra guerra (2003); distrusse lo Stato; uccise Saddam: donde il disastro attuale in Iraq. Iraq per modo di dire, perché lo Stato è frantumato.

E, non dimentichiamo, il dilagare del fanatismo islamico e la fine di un cristianesimo mesopotamico che era più antico di quello di Roma, ed era stato rispettato da tutti i regimi; e con Saddam era al governo nella persona del vicepresidente Aziz. La notizia non ha turbato nessuno, nemmeno in Vaticano.

Non pago, l’Occidente si è ripetuto in Libia nel 2011, quando tre tagliagole – Sarkozy Cameron Obama – devastarono le città e assassinarono Gheddafi. Il risultato è sotto i nostri occhi.
Gli stessi o chi per loro ci hanno riprovato in Siria con una banda gabellata per democratica e una esplicitamente di criminali: ma il legittimo governo, il popolo, l’esercito, i Curdi e Putin lo hanno impedito.

Dico l’Occidente: l’Europa Unita conta quanto il due di coppe quando la briscola è a spade; l’Italia non gioca nemmeno, e quando ci prova, siamo alle comiche come l’8 gennaio con Serraj e Haftar.
Italia ed EU sono le comiche. Tutto il resto, invece, tende al tragico; e sarà una buona fortuna se le varie guerre resteranno circoscritte.

Adesso dovrei proporre una soluzione, che però non c’è, e non mi posso inventare fandonie tipo “descalation, road map” e pacchianate del genere; o “dialogo” tra gente che se si viene a tiro reciproco si azzanna alla gola. La pace andrebbe imposta, ma può farlo solo chi abbia due virtù, e tutt’e due assieme: un’equilibrata saggezza e una grande forza militare. Di uno tale, non s’intravede traccia.
Opus iustitiae pax, si legge nella Bibbia; e si traduce La pace è frutto della giustizia. Non è vero il contrario, cioè che la giustizia sia effetto della pace, e magari della pace a tutti i costi e calabrache.

Ulderico Nisticò