Per carità, tutto è importante, e lo sono pure i monopattini targati, e lo è la strada di Vazzano che abbiamo inaugurato, e i soldi che ci concede l’Europa, e il divieto di raccontare bufale ai bambini di scuola… eccetera.
Tutto quello che volete, però da che mondo è mondo, il consenso a un governo di destra non si concede su cose che potrebbe fare qualsiasi altro governo; bensì si concede o si nega sulla politica estera. E io, nel mio piccolo, sulla politica estera dell’Italia mi sono svegliato, stamani 7 giugno, storto, parecchio storto.
Oggi si riuniscono, per l’Ucraina, Francia e G. Bretagna e Germania… il Patto a quattro del 1934, però ridotto a tre. Intendiamoci, sono quattro anni che si riuniscono Gran Bretagna e Germania e Francia e NON concludono un bel niente, anzi Putin e Trump non se le filano proprio. D’accordo, però mi dà fastidio che i tre sfaccendati e vanagloriosi si riuniscano senza l’Italia; e intanto l’Italia non assume alcuna iniziativa per conto suo.
E veniamo al giallino di Reggio. C’è una riunione per i Balcani e per decidere se e quando e come debbano entrare in Europa l’Albania, la Bosnia e il Montenegro; e, punto dolente, l’Ucraina. La Meloni annulla la sua presenza all’ultimissima ora, per un ritardo durante una cerimonia.
E qui delle due è l’una: o è vero o non è vero. Se è vero, cioè se il ritardo c’è davvero stato, ebbene sarebbe davvero una faccenda strana, che nessuno abbia concordato arrivi e partenze di chicchessia, Meloni inclusa, imponendone il rispetto assoluto, perché c’erano altri programmi e altri orari.
Non vorrei fosse un caso del vizietto calabrese di “ni vidimu chiù tardu rha” e della nostra aoristica concezione del tempo senza tempo. Vorrei saperne di più, e magari con nomi e cognomi degli organizzatori disorganizzati.
Se invece è stata una scusa, ebbene, le assenze diplomatiche sono antiche quanto la storia della diplomazia; ma si cercassero scuse più credibili.
E assenti, perché? Perché all’interno della maggioranza c’è un problema di politica estera? Così qualcuno sussurra, e in effetti c’è chi è filorusso e chi è filoucraino… anche se filoucraino tiepidamente, e senza alcun entusiasmo.
Manca, nel destracentro, e anche a proposito di esteri, un lavoro di cultura politica, serrato e serio, e magari duro, però senza farlo sapere in giro. Intanto Vannacci spinge a destra, e, a quanto pare, suscita simpatie.
E io? Io conto un voto (01).
Ulderico Nisticò