Ci sono storiografi, anche accademici, che misurano l’economia del passato in soldi, addirittura in PIL; e si sbagliano clamorosamente, giacché per tutti i secoli dei secoli l’economia ebbe poco e niente a che vedere con la finanza, e la ricchezza e povertà si misurarono non in denaro, bensì in risorse materiali e con la loro disponibilità o meno. Per capirci, un poveraccio e un miliardario morrebbero lo stesso di fame, se si trovassero nel deserto.
Anzi il povero… e qui ci vuole un proverbio calabrese: “Provvidi u provvedutu, ca u poveru è ‘mparatu”, cioè si sa arrangiare meglio di chi è nato tra i comodi. Quando leggete sui libroni che il popolo X del secolo Y patì una carestia, non vuol dire che gli mancavano monete; vuol dire che gli mancavano grano, carne, acqua… Come poteva accadere? Per eccesso di caldo o di freddo; per siccità o per diluvi; per situazioni politiche o di guerra…
Chiarito questo, domandiamoci come sia possibile che ci siano dei poveri in un mondo contemporaneo che possiede una tecnologia tale che appena mezzo secolo fa c’era nei film di fantascienza, e oggi ce l’hanno tutti e costano pochissimo? Quelli della mia età ricorderanno come si telefonava a gettoni, ammesso che ci fosse dove telefonare; e la tv, ammesso ci fosse, aveva un solo canale in bianco e nero… eccetera.
Per farla breve, oggi il problema della povertà non è la scarsa o nulla disponibilità dei beni (inclusi carne e grano… ), è la distribuzione. Fermi là, non inventatevi botte di demagogia tipo reddito di cittadinanza, o prendere le ricchezze dei ricchi e dividerle a testa tra i poveri: se, per fare un esempio che ogni tanto qualcuno spaccia, la Chiesa vendesse tutti gli oggetti d’oro che possiede… l’unico risultato sarebbe che preziosissime cesellature del Cellini e quadri di Michelangelo e manoscritti medioevali verrebbero comprati a quattro soldi dagli avventurieri, e finirebbero soprammobili di rozzi ignoranti arricchiti. È già successo nel Settecento, per esempio con la Cassa Sacra post 1783, il cui risultato fu ingrassare gli amministratori disonesti di nobili inetti. No, gli ori e i diamanti stanno bene dove sono.
Cosa bisogna distribuire? Ma la produzione e il lavoro. Il problema è cosa produrre di più… e cosa produrre di meno, anzi non produrre affatto. Iniziamo dal cibo, se da una parte se ne produce a valanghe… e dall’altra dilagano le diete per gli obesi che mangiano troppo.
Mi fermo, e mi piacerebbe se ne parlasse sul serio. Lancio solo questa provocazione: il problema non è finanziario, e nemmeno economico, è squisitamente politico. La politica, la filosofia della politica, devono indirizzare l’economia.
La finanza, con buona pace dei fallimentari tecnocrati europei e italiani, è solo la misura dei beni.
Ulderico Nisticò