Praetor peregrinus, e un po’ di latino

  Il tunisino (presunto) stragista in Germania era stato quattro anni ospite delle galere italiane a seguito di uno squasso di reati. Poi lo liberarono, credo per qualche diavoleria giuridica, o per ignoranza del latino. In latino, infatti, “pro reo” vuol dire “giudicare a favore dell’accusato”, non “a favore del colpevole”, come invece si usa a piene mani in Italia.  Quando vado al potere, uno dei primi provvedimenti sarà: “Amico bello, niente latino? Niente avvocato o giudice. Puoi sempre sceglierti un altro mestiere”.

 A Roma c’erano un “praetor urbanus” che giudicava i cittadini, e un “praetor peregrinus” per gli stranieri o casi misti: “per-egrinus”, da “per” e “ager”, quello che attraversa i campi venendo da fuori.

 Noi invece che facciamo di bello? Noi trattiamo il tunisino clandestino come fosse un cittadino italiano o uno straniero legittimamente domiciliato in Italia, il che è una mostruosità giuridica. Il clandestino, dal latino “clam”, di nascosto, per definizione è un fuorilegge; e se può, e diciamo deve essere trattato con un minimo di umanità, non per questo gode dei diritti di un cittadino italiano o straniero legittimamente domiciliato in Italia. È, infatti “peregrinus”; e, nel caso del tunisino futuro stragista, è anche un “hostis”, nemico; e come tale lo si può legittimamente trattare come un nemico, come  i soldati austroungarici o inglesi durante la Prima o la Seconda guerra mondiale. Anche la guerra è soggetta allo “ius gentium”, quindi se il tunisino si arrende dev’essere fatto prigioniero, se no gli si spara in perfetta legittimità: così non va a Berlino e in nessun altro posto. “À la guerre comme à la guerre”, per dirla in francese, lingua del resto neolatina.

 L’ideale giuridico sarebbe la dichiarazione di guerra, art. 72 della costituzione per cui ha vinto il no; in subordine, una legge sul terrorismo straniero, che muova dal principio che sì, “la legge è uguale per tutti”, ma s’intende per “tutti i cittadini italiani o stranieri legittimamente domiciliati in Italia”, e mai in nessun caso per i clandestini.

 Se dobbiamo aiutare qualcuno, aiutiamolo in Asia e Africa; ma è assurdo che il tunisino venga scarcerato in Italia per andare a massacrare in Germania, o viceversa.

 E attenzione, ideologi e utopisti vari, a cosa insegna Cicerone: “Fiat iustitia, ne cives ad arma ruant”. Questa non ve la traduco, se no pare brutto. “Iustitia”, non applicazioni folli di “aegri somnia” spacciati per filosofia.

 Intanto speriamo che trovino il tunisino; meglio se vivo, ed educatamente convinto a raccontare i fatti suoi e quelli dei suoi amici califfi.

Ulderico Nisticò

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