Prendetevela con me

Trovo intollerabile ciò che sta succedendo. Leggo commenti di persone che conosco e stimo, che ultimamente stanno assumendo posizioni che non immaginavo. Come può definirsi cristiano un uomo capace di lasciare bruciare un suo simile senza neanche provare a tendergli una mano?! E lungi da me considerarmi meritevole del perdono divino, proprio io che sono pieno di tanti dubbi da mettere in forse anche l’autenticità di Dio. Ma questo massacro mediatico verso gente che cerca di rientrare a casa dal nord ci sta accecando. Il terrore ci fa perdere la ragione. D’altronde i grandi processi storici ne sono testimoni.

È facile, ahi noi, veicolare le masse quando vige un clima di paura e chi sta nella stanza dei bottoni quest’aspetto lo conosce molto bene. Abbiamo tutti sotto gli occhi i video dei treni presi d’assalto a Milano il 7 e l’8 marzo scorso, immagini che sono state per giorni sulle prime pagine dei quotidiani calabresi. Quegli studenti sono diventati in poche ore fuorilegge, anche chi ha osservato i protocolli e la quarantena. Gli occhi dei loro parenti hanno incrociato e continuano a incontrare solo odio e silenzio.

Ci sono ragazzi che non sono riusciti a lasciare le città dove studiano e sono in serie difficoltà. Come possono sentirsi i loro genitori sapendoli insicuri? Prendetevela con me, perché se non ci fosse stato di mezzo un compleanno che ha fatto arrivare i miei figli qua da metà febbraio, sapendoli in pericolo sarei andato a Milano finanche a piedi, pur di prenderli. E ci saremmo messi insieme in quarantena. Avremmo fatto del male a qualcuno? Non credo. Quindi, ciò su cui dovremmo insistere è il rispetto delle regole.

Vi e mi domando: abbiamo osservato bene il comportamento dei media ? Vi sembra che i vari presidenti dell’ordine dei giornalisti che nel tempo si sono succeduti, i vari direttori di testate, sono davvero così liberi di scrivere ciò che vogliono come asseriscono? O sono condizionati dalla sopravvivenza dei loro quotidiani, delle tv, sovvenzionate in gran parte da soldi pubblici? Li abbiamo mai visti mettere per giorni e giorni il dito nella piaga di una sanità fatta a pezzi? E noi, noi che continuiamo a scrivere contro voli e treni di ritorno, siamo stati mai capaci di puntare il dito, di criticare allo stesso modo quei “signori” che ci hanno ridotto in questo stato?

Cadiamo sempre nel gioco del potere e ci scagliamo contro i più indifesi, contro gli ultimi. Contro chi sopravvive per un tozzo di pane.
È facile parlare seduti sulla propria poltrona di casa e col portafogli pieno. Ma ci sono calabresi che chiudendo le fabbriche non hanno di che pagare l’affitto, mentre qui starebbero almeno nella propria dimora. Mettendosi in quarantena, rispettando le regole, che problemi creerebbero? Prenderebbero posti letto in ospedale in caso di malattia? Pazienza, hanno diritto quanto noi o no? E non mi pare che restando al nord avrebbero più posti a disposizione se quelli di Bergamo li stanno portando a Catanzaro, Cosenza, Palermo. O di loro ora ci dobbiamo vergognare? Mentre fin quando c’era il boom edilizio i loro soldi investiti qua facevano comodi a tutti, mi pare.

Noi calabresi purtroppo non abbiamo molte cose di cui vantarci, colpa anche di quello spirito poco attento al bene comune che pian piano ci ha portato nelle condizioni che conosciamo. Ma questa terra ha rappresentato per noi e chi ci ha preceduto un’opportunità umana che non dobbiamo disperdere. Questa crisi ci dà la possibilità di riscoprirci vicini nel dolore, di sentirci maggiormente uniti. I nostri antenati ci hanno insegnato, seppur superando un po’ di diffidenza iniziale, a mettere un piatto in più per chi aveva bisogno. Insegniamo ai nostri nipoti di conservare e all’occorrenza aggiungere lo stesso piatto. Allora nonostante tutto sarà ancora piacevole vivere in questa terra.

Gregorio Calabretta