Una scia di sangue lunga decenni, segnata da una ferocia senza sosta, trova finalmente una risposta giudiziaria. Nelle prime ore di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione a una vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, guidata dal Procuratore Nicola Gratteri.
Al centro dell’inchiesta, la ricostruzione dei cruenti scontri tra le cosche Loielo ed Emanuele, che per anni si sono contese il controllo criminale delle Preserre vibonesi.
L’ombra della faida
L’indagine ha permesso di fare luce su una serie di omicidi e tentati omicidi che hanno trasformato il territorio in un campo di battaglia. Tra i vari episodi ricostruiti dagli inquirenti, uno in particolare continua a rappresentare una ferita aperta per l’intera Calabria: l’assassinio del giovane Filippo Ceravolo, ucciso a soli 19 anni.
Quella tragica sera a Soriano
Era il 25 ottobre 2012. Filippo, un ragazzo descritto da tutti come solare e laborioso, del tutto estraneo a logiche mafiose o contesti di criminalità organizzata, stava tornando a casa a bordo di un’auto. Il destino del giovane si incrociò fatalmente con quello di un commando armato che aveva come obiettivo un altro passeggero della vettura.
I sicari aprirono il fuoco lungo le strade di Soriano Calabro, convinti di eliminare un rivale della cosca opposta. Filippo, colpito dai proiettili destinati a un altro, morì poche ore dopo in ospedale. Quella sera il diciannovenne non fece mai ritorno dai suoi genitori, lasciando una comunità intera nello sconforto e nel dolore.
”Filippo è la dimostrazione della cecità della violenza mafiosa, che non guarda in faccia a nessuno e distrugge vite innocenti nel nome di una supremazia criminale senza senso.”
Un passo verso la giustizia
Secondo quanto emerso dalle indagini preliminari, l’operazione odierna aggiunge tasselli fondamentali per individuare mandanti ed esecutori di quella stagione di terrore. Per anni la famiglia Ceravolo ha chiesto a gran voce giustizia, lottando affinché il nome di Filippo non venisse dimenticato e affinché la verità venisse a galla.
L’intervento dei Carabinieri e della DDA segna un punto di svolta non solo per le aule di tribunale, ma per la liberazione di un territorio che per troppo tempo è rimasto ostaggio della prepotenza delle ‘ndrine.