Presunto scandalo regionale sul teatro e la cultura in genere

Premessa utile: io non ho mai chiesto soldi alla Regione, e perciò non mi sono stati concessi o rifiutati. Sono dunque tutti pregati di non insinuare.
Prima se ne sussurrava, ora si legge sui giornali, c’è un altro presunto scandalo regionale, e stavolta è sui soldi per il teatro, che sarebbero stati elargiti a presunti favoriti presunti amici, e a scapito di presunti aventi diritto. Vi sta bene quest’altra orgia di garantismo, con tutto “presunto”? Ciò premesso, ragioniamoci sopra.

La sostanza del presunto scandalo è che X ha preso soldi e Y no; e Y si lamenta, e si chiede perché i soldi a X. Ma di ciò si curi la magistratura. Io, nei ritagli di tempo, mi occupo di cultura, e perciò mi chiedo: se tale è il sistema, quali ne sono gli effetti negativi sulla cultura? Detto fatto.

Provate a immaginare che papa Giulio II, invece di essere quell’uomo duro e spadaccino e integerrimo che fu, avesse agito come un politicante calabrese: state certi che, volendo affrescare la Sistina, non avrebbe chiamato Michelangelo, come lo chiamò, o, in alternativa, il suo rivale Raffaello, bensì Pincopalla parente di qualche influente cardinale, cioè un imbrattatele, un imbianchino, però, parente e amico. Immaginate che schifo di Cappella Sistina veniva fuori!!! Ma Giulio chiamò Michelangelo, litigarono come due matti, e il risultato è sotto gli occhi del mondo da cinque secoli.

Come funziona, invece, in Calabria la cultura? Funziona così:

– La Calabria ha una densità altissima di poeti, scrittori, pittori, musicisti eccetera; due terzi, fasulli anche sul piano della sintassi italiana, anche perché sostanzialmente dialettofoni e senza manco la barbarica efficacia del dialetto.
– Tutti bussano a soldi.
– I soldi vengono dati a qualcuno sì e a qualcuno no.
– I criteri di distribuzione dei soldi sono di tutte le razze, tranne una: la qualità.

Soffermiamoci su questo punto con un esempio. Un sindaco va a chiedere – molto legittimamente – dei soldi. Glieli concedono, molto legittimamente. Mentre sta per andarsene, il funzionario, con un sorriso – molto legittimo – sorride così: “Caro sindaco, c’è mio cugino… ”; e giù a lodare le virtù teatrali del congiunto, con annessi registi e attori eccetera. Il sindaco mangia la foglia, e capisce che o assume il cugino, o non vede una lira. Ragazzi, è un exemplum fictum, come si dice in sintassi latina.
Ma sapete che mondo corre? Che il “cugino” è una suola di scarpa, il regista e gli attori sono dei poveracci. Però poveracci e suola di scarpa vanno avanti, hanno soldi, teatri, premi…

E come si fa a giustificare i soldi alla suola di scarpa? Facilissimo: basta una comparsata a RAI Calabria, con le solite interviste in ginocchio e faccia estasiata come se la suola fosse Eschilo in persona.

Se poi il sedicente teatro è antimafia, inizia anche il processo di beatificazione in vita.
Ora capite perché in Calabria la cultura ufficiale è così mediocre e men che mediocre? Perché vanno avanti i raccomandati, e pigliano denari.

Ulderico Nisticò

 

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