Prima o poi, voteremo? E il Congo.

 Mi pare ovvio che non voteremo l’11 aprile; altrimenti, le liste andrebbero presentate verso il 10 marzo, cioè tra 15 gg, mentre, al 24 febbraio, non se ne vede quasi ombra.

 Riassunto delle puntate precedenti: il PD, raschiato il barile, obbliga Irto, il quale fa la faccia del rassegnato, e cerca di scansarsi la disgrazia; il cdx darebbe per certo Roberto Occhiuto, ma c’è sempre la speranza che lo facciano sottosegretario e si metta l’anima in pace, passando la mano; De Magistris, Tansi, Aprile, Lucano vantano l’appoggio di almeno una decina di associazioni, che però, tutte e dieci assieme, non assicurano otto voti: sono come le sardine di Catanzaro, monodose, una. Beh, no, via: Lucano a Riace di voti ne ha presi addirittura venti: ahahahahah! Vi do appuntamento a quando verranno a Soverato; vedrete quanti sotto il palco grideranno Mimmo, Mimmo; e quanti si spelleranno le mani quando Aprile racconterà le sue esaltanti fandonie sul 1860 e dintorni, di enormi ricchezze seguite da genocidio: ahahahahahah. Poi leggeremo i miserandi risultati elettorali. Comunque, De Mag forse ce la farà a diventare consigliere regionale; Tansi, resterà in mezzo alla strada, e deve pure pagare la sede di Soverato.

 Allo stato dei fatti, e salvo migliori ipotesi, io mi terrei Spirlì con tutto il pecoro, e risparmiamo soldi. La Calabria è un’ammalata in fase terminale, che cdx e csx vogliono curare con l’aspirina, e Tansi e De Mag con le alate chiacchiere. Servirebbero persone con i baffi di bronzo, e programmi realizzabili, non per tornare alla Magna Grecia (epoca di cui i suddetti candidati, e anche il 95% dei calabresi non sanno un piffio, ed è come “Mio nonno era barone”), ma per cose concrete e possibili in tempo breve.

 “Cum parole”, direbbe il Machiavelli, ma quello vero, mica il Papete, “non si mantengono li Stati”.

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 Trattiamo ora un argomento che solo in apparenza non c’entra: l’attentato in Congo.

 Pare che gli assalitori volessero rapire l’ambasciatore, il che ci ricorda la Sgrena, le due Vispe Terese in Siria, la convertita in Kenya accolta da un mucchio che se ne fregava del covid (poi, per fortuna sparita dalla circolazione), i pescatori in Libia… e tanti altri casi i quali dimostrano che l’Italia è il bancomat dei terroristi e delinquenti vari. I quali sanno benissimo che l’unica reazione dell’Italia è pagare. Poi qualcosa non ha funzionato secondo i loro piani, ed ecco i morti.

 Come mai, in un territorio disastrato, l’ambasciatore andava in giro senza scorta, quando in Italia l’assegnano a tutti i pinchipalli basta una vaga minaccia sui social? Mistero! O devo pensare che si tratti di una caso di buonismo e fiducia nella bontà umana? Sì, sospetto di sì. Ebbene, gli ambasciatori non rappresentano se stessi e le loro romantiche opinioni, ma lo Stato: e lo Stato dovrebbe impartire precise disposizioni anche per la loro autotutela obbligatoria; giacché un funzionario, nell’esercizio delle sue funzioni, non appartiene a se stesso e alle sue fantasie, ma allo Stato che lo paga.

Solo che in Italia stato è participio passato del verbo essere. Certo, se ogni tanto l’Italia cambiasse stile e sparasse a bersaglio, a qualcuno le scarpe andrebbero strettine, e passerebbe la voglia di fare i mafiosetti.

 Tranquilli, i miei sono solo sogni, in Calabria come in Congo.

Ulderico Nisticò