Pro memoria per il prossimo sindaco

 Le elezioni regionali, con l’elezione di Alecci (e mi auguro faccia bene il consigliere regionale, una figura che Soverato, anagrafe a parte, mai ebbe prima), anticipano quello che comunque sarebbe accaduto per successione. Tra qualche mese, bisogna votare.

 Premessa politica cui qui solo accenno, ma, come capirete, è il succo del discorso: la compagine Cambiamenti, molto eterogenea, si identificava con Alecci; ed era tenuta assieme da Alecci. Ora il futuro è sulle ginocchia degli dei.

 In attesa che l’Olimpo dica la sua, io qui mi chiedo non chi sarà il prossimo sindaco, ma perché uno debba fare il sindaco, e con chi, e con quali finalità. Premetto che Soverato, retorica a parte, ha molti problemi.

 Il primo sono le innumerevoli saracinesche o vetrate chiuse con scritta VENDESI o AFFITTASI: sono vecchi esercizi commerciali evidentemente senza clienti, altrimenti terrebbero aperto.

 Il secondo, sono gli appartamenti vuoti, una circostanza di cui è facile accorgersi alzando gli occhi verso stabili con tapparelle abbassate e luci spente.

 Il terzo è Soverato non è più centro di servizi. Resistono le scuole superiori, in quanto sole in un vastissimo territorio; e, non senza rischi di perdita, l’ospedale.  Con la sola eccezione dei due teatri, che ancora tengono, sono finite le occasioni di attrazione: la causa è il covid per il 30%, il rimanente 70 è nella depressione morale e scarsa voglia di vivere, nonché incapacità dei vari comitati e gruppi che si sono impadroniti delle manifestazioni. 

 Il quarto, che poi è causa di tutto, il calo demografico con piramide rovesciata: pochi giovani e tanti vecchi, e comunque il totale è 8800 circa, poco, da cui vanno tolti quelli che “provvisoriamente” sono in visita ai figli emigrati.

 Il turismo… bah, flusso estivo non solo non si destagionalizza, ma dura sempre di meno; e la sua qualità peggiora palesemente.

 Come si legge, la questione è strutturale, intrinseca, demografica e sociologica, e come tale va affrontata. Bisogna recuperare il turismo, puntando sulla qualità, quindi dimenticandosi fantasie infantili di Perle e perline e Rimini del Sud (chi dice così, a Rimini vera non c’è mai stato!), e puntando su famiglie e terza età e turismo residenziale, di salute, culturale.

 Se chiudono negozi obsoleti e pari al mercatino se non meno, tanti saluti; ma urge imporre un commercio all’altezza del quasi 2022.

 Se l’ospedale deve vivere, deve vivere con la medicina del XXI secolo, e non con quella dei “posti letto” tipo 1970 (la differenza tra 2021 e 1970 è più che tra il 1970 e i tempi di Ippocrate!!!). Se le scuole vogliono esistere, devono scordarsi il “pezzo di carta”, che ormai non vale nemmeno il costo della cornice per il salotto; ed è bene farlo sapere alle mamme con parente deputato.

 In tutto questo, è fondamentale un’Amministrazione adeguata. Ecco, secondo me, chi si candida deve partire da questi problemi e far sapere come intende affrontarli e possibilmente risolverli.

 Coraggio, cittadini, abbiamo almeno sei mesi per ragionarci sopra… con la speranza che stavolta nessuno presenti lista alle 11.55 del giorno di scadenza.

Ulderico Nisticò