Processo “Rinascita-Scott”, in abbreviato raffica di condanne

Il Gup di Catanzaro Claudio Paris, nell’ambito del processo ‘Rinascita-Scott’ celebrato col rito abbreviato, ha emesso una raffica di condanne e solo poche assoluzioni.

La Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, aveva chiesto 84 condanne e 6 assoluzioni. Alla sbarra i presunti affiliati al clan Mancuso di Limbadi e Nicotera, alle ‘ndrine Lo Bianco, Barba, Pardea, Macrì, Camillò, Pugliese di Vibo Valentia, Cracolici di Maierato e Filogaso; e poi Bonavota di Sant’Onofrio, Mazzotta di Pizzo Calabro, Accorinti di Zungri, Barbieri di Cessaniti, Fiarè-Gasparro di San Gregorio d’Ippona.

Regge l’impianto accusatorio nel processo Rinascita Scott: solo una decina le assoluzioni su 90 imputati. La sentenza è arrivata a due anni di distanza dal maxiblitz con oltre 300 arresti il 19 dicembre 2019.

Un’inchiesta storica contro i clan del Vibonese. Le pene più pesanti, 20 anni di reclusione, per Domenico Macrì, Francesco Antonio Pardea, di Vibo Valentia, Pasquale Gallone di Nicotera (ritenuto il braccio destro del boss Luigi Mancuso che ha scelto il rito ordinario). Condannato a 13 anni e 4 mesi Gregorio Giofrè di San Gregorio d’Ippona, ritenuto il “ministro dei lavori pubblici” della ‘ndrangheta vibonese.

Le assoluzioni riguardano figure marginali dell’operazione, ad eccezione dell’avvocato ed imprenditore Vincenzo Renda per il quale erano stati chiesti 10 anni. Riconosciuta l’operatività dei clan Lo Bianco-Barba-Pardea di Vibo Valentia, Mancuso di Limbadi, Fiarè-Gasparro-Giofrè di San Gregorio d’Ippona, Accorinti di Zungri, ma soprattutto riconosciuta l’unitarietà della ‘ndrangheta vibonese.

Una sentenza storica letta dal gup alla presenza in aula del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dei pm della Dda Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso. Le condanne sono già scontate di un terzo della pena per via della scelta del rito abbreviato.