Processo “Rinascita-Scott”, testimonianza collaboratore: “Una rete tra cosche, imprenditoria e giustizia”

È un vero e proprio “sistema”, una rete nella quale è rimasto impigliato, negli anni ’90, non solo il mondo delle consorterie criminali ma anche quello dell’imprenditoria e della giustizia, quello che si delinea dalle parole del collaboratore Luigi Guglielmo Farris che ha deposto nell’udienza di lunedì 8 marzo nel processo “Rinascita-Scott”.

Dal primo marzo scorso, a più di venti anni dalle sue prime dichiarazioni, i sostituti della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, hanno ripreso a interrogarlo e le sue dichiarazioni stanno dando la stura a nuove indagini. Farris, 70 anni, è stato un imprenditore nella provincia di Catanzaro, legato da rapporti equivoci con le cosche vibonesi e catanzaresi, finito sotto usura. È stato un informatore dei carabinieri e dal 1996 collabora con la giustizia.

Ha denunciato i propri estorsori e ha raccontato quello a cui ha assistito nel corso della propria vita di imprenditore. Il collaboratore – ha ribadito in aula rispondendo alle domande dei pm Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci – quanto ebbe modo di raccontare un episodio che vedeva protagonista l’avvocato, ed ex parlamentare di Forza Italia, Giancarlo Pittelli.

Ha raccontato di essere stato testimone di un incontro tra Saverio Razionale e il legale nel supermercato di Razionale a Vena di Vibo Valentia. “Pittelli arrivò agitato per avere subito un pestaggio da parte di Peppe Mancuso – ha detto – per un processo che, secondo Peppe era andato male”.

L’avvocato, aggiunge, voleva parlare con Razionale perché questi calmasse Peppe Mancuso “perché non succedessero altri episodi del genere”. Poi i due si chiusero nell’ufficio di Razionale e Farris andò via senza sapere cosa si dissero Pittelli e Razionale.

Fatto sta che di questo episodio venne a conoscenza anche la Procura di Catanzaro, 20 anni fa. Cosa accadde? “Dopo quella escussione – dice Farris – la vicenda non è stata più ripresa. Successivamente a quel verbale in cui si parlava di Pittelli incontrai un maresciallo del Ros, che dopo qualche ora mi portò copia di quasi tutti i verbali e mi disse: ‘La collaborazione finisce qui’. Mi fece capire che avevo chiuso con la Procura”.