Processo “Scolacium”: oltre 130 anni di carcere, 18 condanne e 4 assoluzioni


Si è concluso con oltre 130 anni di carcere complessivi il processo celebrato con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “Scolacium” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

La sentenza, emessa dal gup Arianna Roccia, ha sancito 18 condanne e 4 assoluzioni, confermando in larga parte l’impianto accusatorio della Dda contro presunti appartenenti ai clan Bruno e Catarisano, attivi nel territorio catanzarese.

L’inchiesta e il controllo del territorio
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le due cosche avrebbero esercitato un controllo capillare sulle aree di Girifalco, Borgia e Vallefiorita, imponendo la propria influenza attraverso armi ed estorsioni.

Gli interessi dell’organizzazione si sarebbero estesi a più settori economici:
gestione boschiva,
installazione e sfruttamento delle pale eoliche,
attività legate alle strutture balneari.

I vertici e le condanne principali
La sentenza individua al vertice del gruppo riconducibile ai Catarisano due figure ritenute centrali dall’accusa:
Pietro Abbruzzo, condannato a 11 anni e 11 mesi,
Massimo Citraro, condannato a 11 anni e 8 mesi.

Stangata giudiziaria anche per Gennaro Felicetta, al quale il tribunale ha inflitto una pena di 20 anni, tra le più alte del processo.

Le assoluzioni
Sono stati invece assolti, “per non aver commesso il fatto” o per insufficienza di prove, quattro imputati:

Paolo Bova,
Davide Cristofaro,
Franco Macario,
Ilario Sestito.

Un processo chiave contro le cosche del Catanzarese

La decisione del gup rappresenta un tassello importante nella lotta alle ramificazioni territoriali della ’ndrangheta nel Catanzarese, confermando, secondo l’accusa, l’esistenza e l’operatività di strutture criminali radicate e capaci di infiltrarsi in settori economici strategici. Le motivazioni della sentenza saranno rese note nelle prossime settimane e potranno chiarire ulteriormente i contorni dell’inchiesta.