Progetto Hyppo e turismo culturale in Calabria

Vi ricordate delle escursioni archeologiche a Soverato Vecchio, degli Amici di san Gerardo quando ci furono? Fu un’idea di don Franco Galeone, e la portammo avanti vent’anni di seguito. Ci sono stati altri esperimenti, di molto minore rilevanza e durata.

Ora ci riprova il Comune, offrendo una navetta ai turisti volenterosi. Volenterosi tutti, da chi ha donato il mezzo, a chi lo ha rimesso in piedi, a chi lo ha salutato (sindaco, delegato, la Camera di Commercio… ), a chi, sempre pronto a combattere e morire (tra cent’anni) per la patria, farà da guida. Gratis, anche perché, come vi spiegherò meglio, se mi pago (si fa per dire) mi arrestano.

Vedremo, dal 2 agosto. Ora riflettiamo su una cosa che in Calabria è come l’ircocervo: il turismo culturale. Il turismo calabrese, rigorosamente fermo agli anni 1950-70, si fonda sulla convinzione che il turista sia un decerebrato estivo, i cui unici scopi siano arrostirsi sulla spiaggia (nuotare, quasi nessuno), e dimenarsi la sera in qualche lido sedicente discoteca: insomma, il modello film di Pierino. E invece non è così, e, come direbbe Aristotele, πάντες οἱ ἄνθρωποι ὀρέγονται τοῦ εἰδέναι φύσει, ovvero, con traduzione pedissequa, tutti gli esseri umani sono portati a conoscere per natura; tutti, pure i turisti.

E non è finita. Con non molte eccezioni, c’è che la cultura calabrese è solitamente noiosa, pesante, depressa e deprimente; e terribilmente libresca. Esempio: i Toscani furono, e sono, o guelfi o ghibellini, comunque si chiamino i partiti; e faziosissimi, basta leggere la Commedia; vero, ma a nessun toscano, manco a Dante, passò mai per la mente che o i guelfi o i ghibellini fossero o buoni o cattivi, o viceversa. Leggete il VI Par.

Invece in Calabria l’intellettuale tipo parla di un mondo che non esiste, dove ci sono i santi e buoni e pacifisti e dotti, ovvero Magna Grecia e Illuminismo, e tutto il resto è fatto di cannibali. Provate a spiegare che Crotone e Sibari distrussero Siri; Crotone voleva fare lo stesso con Locri ma buscò uno squasso di legnate; per consolarsi, distrusse Sibari; infine Dionisio distrusse Reggio, Caulonia e Ipponio. Niente da fare: la Magna Grecia era pacifica come un agnellino! E, secondo qualcuno, pure vegetariana.

Siccome i nostri dotti hanno studiato – a memoria – su libri tradotti dall’estero, i Romani furono brutti e cattivi. Poi capitate a Scolacium (area di Roccelletta), e vedete una città romana con livelli di civiltà urbana che l’Europa non conoscerà prima della seconda metà del XIX secolo. Macché, i Romani erano cattivi e ignoranti. Ho il sospetto che i dotti abbiano letto Asterix.

A parte la sconoscenza della storia, i calabri dotti sono il contrario di ogni guida turistica, che, se ci sa fare, racconta i fatti in maniera umana, facendo capire che gli abitanti del luogo visitato erano esseri umani come gli altri, e non belle statuine; e mangiavano e bevevano e dormivano e vestivano panni… e amoreggiavano e si odiavano, o entrambe le cose assieme come Catullo con Lesbia.

Ah, non dimentichiamo l’altra fandonia dei sei secoli bizantini tutti monaci, niente altro che monaci. Vi risparmio le ovvie battute da chi discendiamo noi!
Conclusione: con Hyppo, proviamo a riparare. Quando la patria chiama… però, ragazzi, non si può andare avanti con gli eroi volontari. Servono guide turistiche professionali, e questo io ho pubblicamente chiesto: mi offro a preparare io dei giovani bravi e intelligenti e vivaci; ma alla fine devono ottenere un riconoscimento formale, essere professionali, e venire retribuiti. Loro.

Ulderico Nisticò