Prostituzione nel catanzarese, una vera e propria impresa famigliare

C’è uno spaccato molto cittadino nelle 213 pagine che compongono la richiesta di misure cautelari firmata dal sostituto procuratore Anna Chiara Reale, dall’aggiunto Giulia Pantano, e vergata dal Procuratore capo Nicola Gratteri. Richieste accolte nella loro interezza dal Gip Chiara Esposito e che ha portato all’operazione condotta dai Carabinieri di Catanzaro e Soverato e dalle competenti stazioni.

Una vera e propria impresa famigliare con un’organizzazione che sembrava perfetta, ma in realtà molto semplice nella conduzione e che si arricchiva dei proventi incassati da donne che, dopo aver contattato i clienti sulla bacheca di incontri, arrivavano in città e venivano condotte nelle case a disposizione dell’organizzazione.

Donne quasi sempre straniere che versavano ai componenti dell’associazione almeno 50 euro al giorno per i “servizi” che gli stessi mettevano loro a disposizione. Una donna di 60 anni, catanzarese proprietaria di un negozio per prodotti della pulizia e della casa nel quartiere marinaro, che decide, alla sua età di voler intraprendere l’attività di meretricio, ma, dicono testualmente gli indagati “Non lo sa fare”.

“E cosa c’è da saper fare, basta saper (…)”. Il noto pasticcere, catanzarese, che si reca abitualmente a Squillace lido perché sa che in quelle case potrà trovare “sesso a buon prezzo” 50 euro la tariffa massima che le ragazze chiedono sulle bacheche di incontri”.

“Tutti gli indagati, – è scritto ancora nell’ordinanza – infatti, hanno dato prova di forte capacità di prosecuzione nella condotta delittuosa, avendo continuato a gestire le case di prostituzione per diverso tempo (persino durante il periodo dell’emergenza da Covid); tale elemento connota di particolare concretezza e attualità il rischio di ricaduta criminosa, avendo essi dato prova di essere già “ricaduti”, più volte, nel crimine”.