Notizie dal Libano. Sarà anche che “l’Italia ripudia la guerra”, però la guerra NON ripudia l’Italia! Da notare anche che il razzo non solo è ramingo e anonimo, ma è subito sparito dalle tv. Chi l’ha lanciato? È partito da solo?
Il calcio italiano è malato morente. Gattuso ha fatto il massimo, con il poco materiale umano che c’è.
Veniamo alla politologia. Il destracentro (ammesso tale definizione sia ancora valida) ha detto e ripetuto che il risultato del Sì/No non avrebbe inciso sulle sorti del governo. Non è stato affatto così; e, dopo il No, qualche straccetto sta volando per aria. Si sentono parole da Prima repubblica: “rimpasto”, “elezioni anticipate”.
Quello che è evidente è che il destracentro ha fatto di tutto per perdere un referendum stravinto appena un mese prima. Esempio: assenza totale del centrodestra (questa definizione è più esatta, qui) dalla politica calabrese, catanzarese (cosentina, peggio), soveratese…
Ora parliamo di politologia nel senso più alto del termine. Il destracentro ha vinto nettamente le elezioni del 2022; Giorgia Meloni ha trionfato, assumendo un ruolo di grande prestigio in Europa e nel mondo. Vero, però il primissimo principio della politologia è che in politica niente dura per sempre, nessun risultato può dirsi acquisito. Qui occorre chiamare in causa il Machiavelli, con “un regno deve tornare spesso verso il suo principio”, se no il macchinario si arrugginisce e s’inceppa.
E c’è che la politica, e la guerra, sono come l’amore: si fanno in due. C’è un’opposizione composita e disgregata, però incattivita: partiti di sinistra e centrosinistra, giudici canterini e danzanti, cultura politicamente corretta… E tutti colgono ogni occasione. E di occasioni, se ne vedono!
Cosa ha fatto, in tre anni e mezzo, il destracentro, per formarsi intorno una cultura, una mentalità, un consenso cosciente e attivo? Secondo me, pochissimo.
Ci sono dei quotidiani di centrodestra, che però, per il tono da vecchio volantino che usano, convincono solo quelli già convinti. A destra, esce solo il Secolo; mentre i miei coetanei certo ricorderanno Alternativa, Altra voce, Antibancor, Area, Borghese, Contea, Identità, Italiano, Linea, Pagine libere, Quercia, (io scrivevo su tutte queste testate)… e libri, e convegni, e congressi infuocati; e musica nazionalpopolare. Di tutto ciò rimane, appunto, la memoria, sempre più fievole, degli anziani. Politica culturale di destra, da Roma è scarsissima; in Calabria, nessuna.
L’unico film che pareva di destra, Il comandante, è finito a ONG, e appena appena si capiva che un sommergibile è nave da guerra. Di un film sull’Istria, non abbiamo notizie e non mi viene a mente manco il titolo.
Non serve un rimpasto tipo 1975; serve, urge, un ripensamento. Se no, al destracentro (che rischia di diventare centrodestra o centro[destra] tipo 1994) brilla una sola speranza, che il centrosinistra s’impalli nelle sue eterne divisioni; le quali, essendo ideologiche, sono molto difficili da compattare.
Ci sono sempre manovre oscure in agguato, tipo governi tecnici, Fornero, e “ce lo chiede l’Europa”. Abbiamo già dato.
Ulderico Nisticò