Qualche riflessione sull’agricoltura nel Soveratese

 Cioè sull’olio, che è la produzione significativa. Persona molto seria e informata mi dice che da Guardavalle a Squillace il quantitativo di olio ammonta a 70.000 quintali, che non è poco. A questo punto, era ovvio che io domandassi che fine hanno questi litri e litri di olio, che io ben poco vedo sugli scaffali dei negozi di qui; e immagino tanto meno altrove.

 Presumo che una parte sia per uso familiare; ma non ci sono, qui da noi, tante famiglie da consumare 70.000 quintali.

 Un’altra parte, viene commerciata non si sa bene attraverso quali canali, e sospetto non siano tutti molto chiari; e con merce munita di etichette eccetera.

 Sarei curioso di sapere se gli organi competenti hanno più notizie di me: e ne dubito.

 Passiamo ai produttori. Quasi tutto il territorio è frazionato in piccole e piccolissime proprietà, che, anche volendo, non possono andare oltre l’autoconsumo. Senza scordare che le suddette “proprietà” spesso non sono scritte da nessuna parte. Molta terra è in abbandono ad incendi, smottamenti, cinghiali e cani.

 Secondo me, da quello che ho appreso nella sensata conversazione, il primo passo sarebbe superare la parcellizzazione. Io metterei una bella tassa sulle terre incolte, con lo scopo preciso di costringere i possessori a cederle (basta l’affitto simbolico ad euro 01) a chi le vuole effettivamente utilizzare.

 Utilizzare, oggi, vuol dire fare prodotti di qualità e certificati, olio in testa; e usare mezzi e tecniche e modi del 2022. Ci sono anche da noi giovani che vorrebbero tornare alla terra, ma è proprio quella che non hanno, la terra.

 Insomma, un bel lavoro per l’assessore Gallo, e per l’unico consigliere regionale del luogo, Alecci.

Ulderico Nisticò