Qualcosa su Craxi

Dal 1943, il Partito Socialista (PSI) andò a rimorchio dei comunisti, sia politicamente sia ideologicamente: donde i premi Lenin a Nenni e le posizioni di Pertini etc. a favore dell’invasione russa dell’Ungheria, eccetera. Anche elettoralmente, il PSI contava pochissimo.

Dopo il 1962, con il centrosinistra, il PSI parve riprendersi, ottenendo qualche successo: l’attuazione del regionalismo (ahahahahahah!), la Media obbligatoria, l’ENEL, la riforma sanitaria… Successi ideologici, ma di cui si giovò soprattutto la Democrazia Cristiana, molto più abile nell’arte del sottogoverno e della lottizzazione.

Del resto, il dirigismo statale causò preso una crisi economica, con le conseguenze sociali degli anni 1970-80. Il PSI pagò in termini di voti; e, a parte posti e sottopotere, andò a rimorchio della DC. Ne furono sintomo i deludenti risultati elettorali.

Divenuto segretario del PSI, Bettino Craxi si liberò dei vecchi tromboni e più o meno fasulli mostri sacri del socialismo; si impose sulla DC; si oppose di fatto alla linea del compromesso storico, che imbarcava i comunisti in un “arco costituzionale” di tutti e del loro contrario; stroncò la prassi per cui la DC prima di fare qualcosa si consultava con i comunisti; riconobbe in qualche modo il Movimento Sociale; divenne nel 1983 presidente del Consiglio, e detenne la carica fino al 1987: un vero miracolo, in un periodo di Prima repubblica, in cui i governi cadevano ogni tre mesi; anzi nascevano già caduti come quelli “balneari”.

In politica estera, invertì la tendenza paciosa del sistema italiano; e quando si riuniva un “G5” dei Paesi industriali, dichiarò che l’Italia non avrebbe accettato alcuna decisione presa in sua assenza, e ottenne di partecipare a pieno titolo. Un altro miracolo!

La politica estera culminò con il caso di Sigonella dell’11 ottobre 1985, quando i carabinieri spianarono i mitra addosso ai marines americani. Sul fatto in sé si potrebbe discutere, ma tutti i patrioti e nazionalisti stettero con Craxi.

E non c’è dubbio alcuno che Craxi pagò Sigonella con l’infamia e con la stessa vita.
L’infamia, però, fu anche colpa sua. Egli infatti commise il più grande degli errori politici, quello di esautorare il suo stesso partito. E tale fu il procedimento.

Craxi, per ottenere voti e potere, attirò nel PSI ogni sorta di gente, ex di qualsiasi cosa: democristiani, missini, comunisti, sessantottini, capitalisti, trovatelli… State zitti, o vi scrivo un elenco di soveratesi da far tremare i muri; e non lo faccio perché i voltagabbana sono ormai da un pezzo all’Aldilà: dove, non mi esprimo. Qualche girella sedicente fascista che votata PSI, poi tornò sedicente fascista con Alleanza Nazionale, nel frattempo dichiaratasi ufficialmente antifascista.

Successero a Craxi queste conseguenze fortemente negative:

– Il PSI si svuotò di socialisti e si riempì di cinici approfittatori del tutto indifferenti a ogni idea e ad ogni senso di impegno per il partito;
– Privo di ideali e ideologia e di attivisti veri, il PSI subì questo paradosso, del resto ovvio: giunse a detenere il 40% del potere e sottopotere in Italia, e non superò mai il 15% dei voti;
– un tale PSI, in cui si entrava già corrotti e perché corrotti, fu ancora più corrotto della media della Prima repubblica, già altissima;
– la corruzione venne presentata come una specie di machiavellismo, per togliere potere alla corruzione DC: come curare la peste a colpi di bacilli!
– gli approfittatori e saltafosso, quando Craxi cadde, scapparono via come lepri; e non rimase nessuno a difendere né il PSI né la stessa memoria di Craxi; nessuno a mantenere l’ultima trincea, nemmeno per orgoglio.

Sua colpa politica: Craxi avrebbe dovuto mantenere uno zoccolo duro di socialisti veri: ma – Soverato insegna – i vantaggi andarono agli approfittatori, e i pochi socialisti sinceri furono emarginati.
Corollario: la succitata Alleanza Nazionale farà lo stesso del PSI, e fece, di conseguenza, la stessa fine.
Con tutto questo, Bettino Craxi resta la sola figura di spessore politico dopo il 1945; e il solo ad aver difeso, a modo suo, la sovranità italiana.

Ulderico Nisticò