
Catanzaro – Chiesa del Monte, 4 gennaio 2017
I Magi compaiono nella storiografia greca con Erodoto, come sacerdoti dei Medi, e per essi dei Persiani; in greco μάγοι, forse la radice meg, (mag in indoiranico) li connette a μέγας, maha-, magnus: grande. Sono anche astrologi, probabilmente per influsso dei Mesopotamici. Nel Vangelo di Matteo, seguono una stella e adorano il Bambino. Portano oro al Re, incenso a Dio, mirra all’Uomo che deve morire.
Negli Apocrifi si dicono molte cose di questi sapienti, che divengono popolari e occasione di molte leggende. Se ne fissò il numero a tre, e si assegnarono loro dei nomi: in italiano, Gaspare, Melchiorre, Baldassarre, abbastanza diffusi tra tutti i ceti sociali, e divenuti anche cognomi; e si volle venissero da diversi Paesi: nei presepi, spesso uno di loro è nero perché etiopico. L’iconografia dei Magi è frequentissima in quadri e sculture: ricordiamo la laminetta aurea di Tiriolo.
Si raccontò che, dopo aver contemplato Gesù, viaggiassero per il mondo a predicare la loro visione, preparando così l’evangelizzazione del mondo. Venuti a morte, sarebbero sepolti o a Colonia o a Milano. Da Baldassarre si vantavano discendere i de Balls o de Baux o del Balzo, nobili provenzali che, al seguito degli Angiò, saranno anche conti di Squillace. Il loro grido di battaglia era “au hasard, Balthasar”, che è ancora un proverbio francese a indicare, di fronte alle difficoltà più gravi, il tutto per tutto senza esitazioni.
Il 4 gennaio 2017, nella chiesa del Monte di Catanzaro, è stato rappresentato, di fronte all’allora arcivescovo Bertolone, il mio I Magi dopo la stella, con la partecipazione musicale e canora degli Amici della lirica; poi replicato a Chiaravalle. Recitavano, tra gli altri, alcuni giovani detenuti, e altri come loro erano nel pubblico. Potenza morale del teatro.
Epifania (ἐπὶ – φαίνω) significa manifestazione, quindi, alla lettera, che Gesù si manifesti al mondo tramite i Magi stranieri. I Magi portano doni, ed ecco che Epifania, con deformazione fonetica, diviene la Befana.
La vecchietta della tradizione dev’essere contaminazione con qualche figura di mitologia popolare e persino di streghe, se viene immaginata come brutta e poverissima (“con le scarpe tutte rotte”), però generosa con i bambini buoni; ai cattivi, con giustizia, solo cenere e carbone.
La notte della Befana, nella tradizione calabrese, è anche momento di prodigi e magie.
Tuttavia non si può scordare che i cristiani ortodossi, i quali seguono il calendario Giuliano e non il papale Gregoriano del 1582, celebrano il Natale il 6 gennaio; e ne è forse reminiscenza che i vecchi chiamassero l’Epifania “la Pasqua Fiorita”, anche perché la Pasqua propriamente detta deve cadere il terzo plenilunio dell’anno; in romanesco, “Pasqua Pifanìa”.
In Calabria, facendo sincretismo tra i Magi e la presentazione di Gesù al tempio, e anche raccontando in modo cristianizzato la cerimonia ebraica, dicevano “i Vattìsimi”, e varianti dialettali come “Vàttimi”.
La presentazione del figlio maschio, che veniva circonciso, era un atto legale ebraico, che riconosceva ufficialmente l’esistenza in vita del bimbo e la sua appartenenza di diritto e dovere al popolo e alla sua distinzione dagli altri popoli “gentili”.
Accadeva qualcosa presso tutte le civiltà: a Roma, il paterfamilias sollevava al cielo il nato, riconoscendolo così come suo; in Grecia, veniva aggiunto a una fratria e al demo.
I cristiani battezzano, facendo così entrare i nati nella comunità religiosa e umana; donde l’importanza, nelle antiche architetture, dei battisteri separati dalle chiese: il nato, infatti, vi entrava ancora pagano (si diceva persino un “animale”, se non cristiano), per poi poter accedere alla chiesa assieme ai fedeli.
Era usanza che le madri, considerate anch’esse impure prima della purificazione religiosa, non assistessero al rito. Βαπτίζω significa immergere, e gli antichi battisteri presentavano delle vasche capaci di accogliere non solo neonati, ma anche dei catecumeni adulti. Dante canta (Inf. XIX) di averne rotta una per salvare “un che ivi affogava”.
Auguri; però, l’Epifania è la fine di queste feste 2025-6. Come sono andate, ognuno lo dica a se stesso in privato. Se devo dire come la penso io, la sola cosa davvero bella è stata l’illuminazione del corso Umberto.
Ulderico Nisticò