Quale futuro per la Calabria dalla prossima tornata elettorale?


L’interruzione anticipata, inaspettata, incomprensibile , inopportuna e deleteria della legislatura fa emergere in tutta la sua complessità  la crisi di una regione che  non riesce a liberarsi dai mille tentacoli clientelari e da una condizione di subalternità in cui versa da moltissimo tempo. Tutti o quasi gli indicatori economici e sociali sono fortemente negativi .La produzione  industriale  è  in calo negli ultimi  anni del 34% secondo i dati Istat e Gga di Mestre.

L’agricoltura, caratterizzata dalla produzione degli agrumi e da quella  olivicola, è la seconda regione  produttrice di olio dopo la Puglia, rallenta a causa di molti fattori come i cambiamenti climatici, l’aumento dei costi di produzione e soprattutto per gli elevati costi di distribuzione dovuti ad un sistema viario settecentesco. Questo ultimo dato dovrebbe far riflettere  sul mancato sviluppo della Calabria e sulla demagogia dei politici a qualsiasi livello di responsabilità.

Conosciamo tutti , i politici per primi, le opere strutturali da realizzare: alta velocità,  il ponte sullo stretto, l’interporto  di Gioia Tauro, la famigerata 106 o “statale della morte” , la trasversale delle serre e l’elenco potrebbe continuare fino alla noia. Solo che se ne parla soltanto  e basta. La loro realizzazione  è di la’ da venire. La 106 era nel programma del presidente della Regione quando questa è stata istituita,  cioè nel 1970. Il primo progetto   sulla “Trasversale delle Serre” risale   al 1966 ,quello esecutivo sul ponte sullo stretto ad oltre un secolo fa.

Per non parlare  della condizione in cui versa la sanità e la scuola. Da qui la disaffezione dei cittadini verso la politica e l’astensionismo. Il PNNR che, nelle intenzioni della Comunità  Economica Europea,  doveva servire  ad appianare il divario del mezzogiorno  si è  rilevato  l’ennesima beffa perché  la maggior parte dei fondi sono stati destinati al Nord con la buona pace dei nostri  rappresentanti  istituzionali nel parlamento e soprattutto  regionali , in modo particolare della maggioranza che governa questa regione da quasi un decennio e dal presidente Occhiuto che passerà  alla storia come il presidente che ha fatto solo moina sull’autonomia differenziata.

Non serviranno dunque programmi ampollosi o  parole vuote per convincere  i cittadini calabresi a recarsi alle urne, ma finalmente atti concreti. Sarà in grado Occhiuto  in questa campagna elettorale a dissipare  i tantissimi  dubbi sul suo operato e, soprattutto, Tridico, la cui preparazione e capacità sono indiscusse , saprà convincere  i cittadini ad andare a votare  e a essere un punto di equilibrio di una coalizione che appare spesso litigiosa e divisa sulle priorità di cui la Calabria ha bisogno? Tutti ci auguriamo una svolta decisiva di cambiamento  e di speranza per un futuro migliore  di questa Regione.

Nicola Iozzo