Quando fui maturo

 Maturo nel senso di Maturità Classica; quella umana, dubito di averla raggiunta mai, e forse è meglio così. La mia Maturità, a dire il vero, iniziò l’1 luglio con il tema; il 2, versione in latino; il 3, versione dal latino; il 4, versione dal greco. Il 9, orale del gruppo detto scientifico: storia, filosofia, matematica, fisica, geografia generale; il 19, gruppo letterario: italiano, latino, greco, arte. In mezzo, esame di educazione fisica teorico e pratico, con unica mia salita dell’esistenza sulla pertica: effetto esame? Il 31, finalmente, i quadri. Avevo beccato 8, 8, 8, 9, 9, 9, 7, 7, 8, 8, media 8,1, e la cosa parve così incredibile che mi misero sui giornali. Oggi sarebbe 81/100, e subito una mamma arrabbiatissima farebbe ricorso al TAR, il quale, ovviamente, le darebbe ragione.

 Prima di allora, io avevo sostenuto e superato: esame dalla Primina alla Seconda elementare; esame di Terza; esame di Ammissione che fungeva anche da Licenza; esame di Terza Media; e quel percorso di guerra che era il Quinto ginnasio. Sì, quando don Marino Leo, nella affettuosa guerra che abbiamo sempre combattuto lui e io, mi chiede, ruggendo, non di Renzo e Lucia, ma “Mi parli di Bettina”; e di fronte alla mia castiglionesca sprezzatura nel rispondere distratto, ci rimase amorosamente malissimo.

 Torniamo alla Maturità: 750 versi di tragedia greca; un cumulo di prosa; idem per il latino, con l’imbrogliata metrica di Lucrezio. E non vi dico la storia! Attenti alla fandonia messa in giro dagli asini: vero che i prof volevano sapere la data precisa dell’insurrezione di Milano (18 marzo 1848), e come si chiamava l’impronunciabile generale polacco di Carlo Alberto; ma poi il presidente e il prof di storia non esitarono a chiedermi “Secondo lei, di chi è stata la colpa della Seconda guerra mondiale?”, e io, fresco come una rosa, “Ma degli Inglesi, è ovvio”, e solo dopo, dalla loro faccia sorridente, mi accorsi che erano due camerati; ma l’avrei detto lo stesso anche se fossero stati Churchill e Badoglio in persona. Altro che nozionismo. E non vi dico la filosofia…

 Di riforma in riforma estemporaneamente inventata da ministri di passaggio (Gentile si nasce, non si diventa!), stamani, 16 giugno, si tocca il fondo… ma no, l’anno prossimo sarà anche peggio.

 A mio modestissimo avviso, l’esame va abolito su due piedi. Tanto, passa il 99,9%; e il diploma e il voto sono un mero titolo onorifico; e se uno fa domanda di assunzione, nessuno li considera. Lo stesso per l’università. Se proprio ci tenete a una graduatoria, fate la somma dei voti dei cinque anni superiori, e dividete per cinque. Mi fido di più dei professori del corso, che di una commissione; e se uno ha preso sempre 6 scarso, come fa a pigliare alla fine 100 e lode? Miracolo, miracolo…

Ulderico Nisticò