Quando Luciano Violante, il 2007, venne a Chiaravalle


 La stampa di oggi, 21 settembre, rileva che Luciano Violante, uomo di sinistra ma anche uomo di scienza del diritto e onesto intellettuale, afferma che la riforma della Giustizia è “un tentativo lodevole”. Ma non è di questo che voglio parlarvi: vi dirò di un ricordo lontano che mi affiora.

Furono gli anni in 1996-2001, in cui Violante era presidente della Camera; e scriveva libri e opere di teatro. Tra queste, il profondo e inquietante lavoro “Secondo Qoèlet”, ispirato a uno dei testi più controversi della Bibbia, quello noto come “Ecclesiaste”, che pone l’umanità di fronte all’angoscia del destino e all’eterna scelta del bene e del male. Tra le riflessioni più interessanti, un saggio del 2017 di mons. Serafino Parisi, poi vescovo di Lamezia T.

Violante aveva affidato le sue meditazioni a uno strumento per sua natura contraddittorio, il teatro; ed era in cartellone di TEMPO NUOVO, ancora nella sede dei Cappuccini, quando il grande Franco Candeloro, sempre pronto a ogni bella avventura per fantasiosa e temeraria che paresse, prese il coraggio a due mani, e osò invitare personalmente Violante a un convegno preparatorio. Un’operazione che “era follia sperar”, ma che ebbe ascolto e ottima riuscita.

E non fu cosa banale. Per giorni e giorni Franco e Tempo Nuovo vennero sottoposti a discrete però puntualissime indagini da parte di ogni autorità presente e lontana; e si concordò nei minimi particolari quanto tempo, al minuto, si sarebbe trattenuto Violante; e cosa avremmo detto.

Si vede che passammo tutti l’esame, e il convegno si tenne il 30 marzo del 2007: presentava Franco Candeloro, relatori mons. Antonio Staglianò, poco dopo vescovo di Noto e oggi anche presidente dell’Accademia Pontificia di Teologia; e Ulderico Nisticò; concluse da pari suo Violante, il quale, pressato da impegni, ripartì di gran carriera, tuttavia nei giorni seguenti telefonò più volte a Franco per ringraziare e complimentarsi, dicendo, testualmente, che “una presentazione di tale livello non l’aveva avuta alla Camera”.

Fino alle notizie di oggi, l’avevo scordato, l’episodio di quasi due decenni fa. E anche di Franco Candiloro a Chiaravalle non ci si ricorda come merita, a cominciare dall’intitolazione del teatro ormai anacronisticamente detto Impero.

Dovrebbe parere superfluo elencare quanto e come fece Franco Candiloro con Tempo Nuovo, per il teatro, non solo portando a Chiaravalle lavori di alto livello, ma anche producendone: e io gli devo essere grato per il mio “Giulivo”, Premio Firenze Fiorino d’oro 2002; e pubblicando libri; e tenendo convegni e altre continue attività.

L’incontro con Violante può dirsi l’apice di un segno che Franco ha lasciato, e di un esempio da seguite.

Ulderico Nisticò