Occhiuto porta a nove gli assessori, più due sottosegretari. L’opposizione lamenta la spesa; e di tutti gli argomenti, è il più debole.
Infatti, se sono utili, mi starebbero bene anche diciotto assessori e quarantaquattro sottosegretari. Il punto, a mio modesto avviso, e facendo un discorso retrospettivo dal 1970, sottosegretari e assessori e presidenti, e consiglieri, sono stati quasi tutti di scarso beneficio per la Calabria, la quale, statistiche alla mano, è l’ultima d’Europa tranne che per sole e mare. E dico dal 1970, quindi anche di quelle Giunte per le quali io stesso ho (indirettamente) votato almeno dal 1995, e anche ultimamente.
Parlo di quello che mi riguarda. Per ragioni che mi sfuggono, ci sono di solito due distinti assessori, uno per l’Istruzione e l’altro per la Cultura. Sarei felice se qualcuno mi spiegasse la distinzione, che io non riesco a capire.
Lasciamo da parte l’Istruzione, settore in cui la Regione c’entra poco, e veniamo alla Cultura. Finora, e ripeto dal 1970, gli assessori sono stati non di rappresentanza, che già sarebbe qualcosa, ma di mero arredamento come lea bambole Furga.
Nel caso migliore, sono andati in giro a promettere soldi a pioggia; pioggia lievissima, e quattro spiccioli; e sempre come rimborsi di spese da sostenere, e che nessuno poteva anticipare. Se volete, vi faccio un esempio personale.
Veniamo al presente. Occhiuto è stato rieletto (anche con il mio indiretto voto) lo scorso settembre, e da allora ha tenuto per sé la Cultura; e siamo al 31 marzo. Sarei felice se qualcuno mi segnalasse la benché minima attività dell’assessore Occhiuto a questo proposito.
Magari ora pensate che io vi parli dei Normanni 2027? Ma no, ho rinunciato a ogni speranza di un soffio di voce da parte della Regione. E nemmeno perderò il mio tempo a farmi ricevere da un pincopalla, il quale, mi pare di sentirlo, concluderà con la canonica frase: “Ma è una proposta meravigliosa; solo a Ulderico possono venire queste ideone… tuttavia, in questo particolare momento internazionale… ”, e giù velati accenni allo Stretto di Hormuz, che oggi è buono a spiegare ogni cosa fatta e soprattutto non fatta. Inutile far notare al passacarte che Roberto e Ruggero avrebbero saputo come risolvere quella questione senza tanti birimbimboli!
Turismo culturale? Pochissimo e niente. Turismo religioso? Una festa l’anno, poi buon riposo.
Conclusione: se la Regione, o altri, voglioono fare cultura sul serio, sanno dove trovarmi. Se no, si accontentino dei soliti depressi e deprimenti secchioni, segue cena.
Ulderico Nisticò