Rachele e Saverio, duecento anni fa

Iniziamo con un breve riassunto delle puntate precedenti. Ragazzi, nemmeno in Bulgaria dei tempi più comunisti c’era meno opposizione che oggi in Italia. Fo todos barones: attenti agli spazi; tutti in barca. Restano fuori la Meloni, però a giorni alterni, e la faccia malinconica di Di Battista. Staremo a vedere, ma, a mio modestissimo avviso, le premesse non sono di quelle buone. Aspettatevi tasse, che però i giornali chiameranno la Befana.

De Magistris si candida a presidente con l’aiuto di Pino Aprile e Mimmo Lucano. Lucano ha preso, alle comunali, venti voti più il suo. Aprile vende libri ai gonzi con fandonie tipo genocidio, ma il suo peso politico è sotto zero. Tansi, che faceva molto meglio ad andare da solo, si candida a presidente del Consiglio, ignorando evidentemente che il presidente se lo elegge il Consiglio.
La sinistra annaspa nel vuoto; il cdx, diviso a Roma, è del tutto assente in Calabria.
Ulderico Nisticò prova disgusto, nel suo piccolo, e vi parla d’altro.

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Si narra che di tanto in tanto, dal Municipio di Catanzaro, già palazzo De Nobili, si affacci il fantasma di Rachele, a piangere il suo amore per Saverio Marincola. I De Nobili erano stati con i Francesi repubblicani del 1798-9, spazzati via dal cardinale Fabrizio Ruffo, tra le cui schiere militava un Marincola. Tornati i Francesi nel 1806, però ora monarchici, i De Nobili stettero con i “re” Giuseppe Buonaparte e Gioacchino Murat; i Marincola, rimasti fedeli ai Borbone, subirono ritorsioni.

Tornato nel 1815 Ferdinando di Borbone, rimase l’inimicizia tra le due famiglie: e chissà se i motivi di odio era solo politici. Ma Saverio Marincola e Rachele De Nobili, incontratisi a teatro e poi in chiesa, s’innamorarono; e Saverio passava sotto palazzo De Nobili, ferrato il cavallo con borchie d’argento, perché si sentisse una sorta di musica.
Per quel che sappiamo, i fratelli Cesare, Domenico e Antonio De Nobili tesero a Saverio un primo agguato, cui sfuggì; ma all’alba del 7 novembre 1822 lo uccisero a Sala.

Questi sono i fatti, documentati e dai referti della gendarmeria e da due sentenze, che condannarono a morte i De Nobili. Ma il triste episodio nasconde alcuni misteri tutt’altro che facili da interpretare.

Per quanto feroce potesse essere l’odio tra le due famiglie, non è sufficiente a spiegare un omicidio premeditato. Così infatti lo intende il Tribunale di Catanzaro in prima e seconda istanza, e senza che l’avvocato, il celebre Giuseppe Poerio, accampasse il delitto d’onore, cosa che, com’è noto, avrebbe derubricato il reato e ridotto al minimo la pena; e tale fattispecie durò in Italia fino al 1980 circa. Il Poerio segue una linea di difesa del tutto diversa: insinuare che l’uccisione non sarebbe stata perpetrata dai De Nobili. Come mai?

I fratelli, il giorno stesso dell’uccisione, fuggirono verso la Petrizia, oggi di Sellia Marina. Li presero una barca che li condusse a Crotone, e da quel porto passarono a Corfù, nelle Isole Ionie già veneziane, e dal 1797 dominio inglese sotto lustra di una repubblica. Si condannarono così all’esilio perpetuo, e ciò fu palesemente premeditato e organizzato. Il perché resta un altro dubbio.

Di Rachele si disse che, monaca a Napoli, sarebbe morta molti anni dopo. Altri vogliono morisse subito dopo Saverio, persino suicida.
Quanto ai rapporti effettivi tra i due, si raccontò si fossero spinti finché Rachele, incinta, non sarebbe stata condotta in quel palazzo De Nobili che, in degrado, si trova in località Ruggero sulla 106. Ciò potrebbe spiegare meglio la reazione dei fratelli, soprattutto se Saverio, come adombra il Colletta in un cenno poi fatto sparire dalla sua “Storia”, non aveva osservato la discrezione che il caso richiedeva.

Si disse anche che la madre di Saverio, donna Girolama, maledicesse i suoi nemici, che non avessero discendenza maschile.
La vicenda dei De Nobili s’intreccia con un episodio del 1844. Giunsero a Corfù i noti fratelli Bandiera, intenzionati a sbarcare in Calabria a seguito di agitazioni, di poco momento, avvenute a Cosenza. La cosa era già di pubblico dominio, e a Corfù i Bandiera ne parlarono con molti, tra cui un servo dei De Nobili. Questi, attenti a un piccolo mistero, ne andarono a parlare con i “residenti” di Sardegna e del Pontificio, ma non con quello delle Due Sicilie.

A parere di chi scrive, il rappresentante del governo napoletano fingeva di non sapere della presenza dei tre condannati a morte, ma sotto i suoi occhi bell’e vivi. Fece così spesso il governo borbonico, anche nel territorio dello Stato, consentendo la fuga di parecchi oppositori politici, che poi si sparsero per il mondo a parlare male di Napoli: gravissimo errore, ma questo è un altro discorso.

I Bandiera erano dunque attesi. A [Belvedere] Spinello vennero loro incontro due vigili comunali, e i nostri eroi, in nome dell’amor di Patria, li uccisero. Traditi poi anche da loro complici e catturati, vennero fucilati presso Cosenza.
I De Nobili speravano di ottenere il perdono dalla loro delazione, ma invano. Pare che il più giovane, Antonio, sia tornato; gli altri due, sposati con donne di Corfù, lì morirono.

Molti arcani, dunque… anche in senso parapsicologico. Ma quello che vedrete in tv non affronta questo giallo storico: è un momento di pura poesia dell’amore e della morte, e come tale lo offriamo a telespettatori e lettori su Youtube di Mondialvideo.

Ulderico Nisticò