RAI e antimafia segue cena… in Puglia

Non ho visto lo sceneggiato (pacchianamente, fiction) su Duisburg, e a bella posta, per non aumentare neanche di uno il numero degli immeritati spettatori. Mentre (scrivendo i fatti miei) vedevo di sottecchi il solito film americano insulso ma rassicurante, leggevo commenti in diretta, uno più schifato dell’altro. E mi confermavo di aver fatto bene a cambiare canale, per non dovermi sorbire:

– il solito dialetto fasullo, evidentemente affidato a IGNORANTI, voce del verbo ignorare: in questo caso, ignorare la dialettologia in genere e quella calabrese in specie;
– i soliti calabrotti goffi e rozzi, sia femmine sia maschi… tranne due attori bellini a vantaggio degli occhi (e basta) di un certo pubblico;
– il solito sangue a fiumi;
– la solita Calabria grigia e brutta.

Solo che stavolta la Calabria brutta è in Puglia, perché questo schifo di Calabria non è stato manco girato in Calabria, la RAI non ha nemmeno speso un soldo in Calabria, in qualche ristorante o albergo di Calabria. Manco un’elemosina materiale in cambio dello spubblicamento morale e d’immagine alla vigila della stagione turistica.

Come mai, in Puglia? Ma per la patacca che da sempre ha successo, quando si tratta di Calabria: le minacce della ndrangheta. Una tesi ridicola e fasulla, per le seguenti ragioni:

1. la Puglia dista 300 km, e se la ndrangheta calabrese avesse voluto colpire la RAI in Puglia, sono poche ore di auto, oppure una telefonata alla omologa Sacra Corona Unita;
2. il 95% delle “minacce” sono fandonie autopropagandistiche: tipo sindaco di Botricello che si minacciava da solo; tipo parroco di Isola con il “Coraggio di parlare” che poi si mangiò centinaia di migliaia di euro con i “migranti”; tipo Canale e Musella che sono sotto processo…
3. se uno è minacciato, deve avvertire CC e Polizia; se non lo fa, commette reato. PREGO LA MAGISTRATURA DI CONSIDERARE QUESTA MIA FRASE COME “NOTITIA CRIMINIS”; e voglio sapere a che giorno e ora e come e dove sia stato minacciato qualcuno; e chi personalmente, con nome e cognome, e luogo e data di nascita.

A S. Luca si tengono elezioni, le prime dopo dieci anni. Non era assolutamente opportuno, il 22 maggio, mandare in onda una cosa che, girata in Puglia, si riferisce però a S. Luca; e bastava aspettare il 28. I candidati di S. Luca hanno giustamente protestato. E il resto della Calabria?

La Regione: muta come le tartarughe; con essa, i deputati e senatori eccetera;
La Provincia di Reggio, oggi detta pomposamente Area Metropolitana: muta come pesci.
Le Università calabresi: mute come giraffe.
Gli intellettuali di Africo a prodotti tipici: muti come certi cani cinesi.

Anzi, qualche simpaticone tira fuori che bisogna parlare della ndrangheta, quindi va benissimo, sotto elezioni di S. Luca… e sotto elezioni europee.
Riassumendo. Della Calabria si parla male, però la colpa è dei Calabresi che lasciano fare, anzi sono pure orgogliosi.
Ah, dimenticavo: volete scommettere che qualche Scemo del villaggio mi accuserà di essere complice della ndrangheta?

Ulderico Nisticò

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