Randagismo in Calabria, raccolte più di 3mila firme con una petizione online

Sono più di 3mila le firme raccolte attraverso una petizione lanciata sulla piattaforma Change.org per chiedere un maggiore controllo territoriale riguardo la questione del randagismo, da Noemi Spinetti, influencer calabrese. L’appello, nato in seguito alla tragica morte di una giovane aggredita da un branco di cani, è rivolto direttamente al neo governatore della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

Il testo della petizione si apre col racconto di quanto avvenuto lo scorso 26 agosto: “La vittima si chiamava Simona Cavallaro era giunta qualche ora prima nella zona di Monte Fiorino, nei pressi di un’area picnic. Poi, assieme ad un’altra persona, ha deciso di addentrarsi nei boschi circostanti dove entrambi sono stati assaliti da un branco di circa 13 cani da gregge, di razza pastore maremmano e meticci – dei quali, solo uno microchippato – che non hanno dato scampo alla ragazza”.

“A nulla – prosegue il testo – sono servite le urla e le richieste di aiuto di Simona che, circondata dai cani, non è riuscita ad allontanarsi, andando via per sempre nel modo più atroce e raccapricciante che potesse accadere ad un essere umano. La persona che era con lei, invece, sarebbe riuscita a mettersi in salvo trovando riparo in un capanno poco distante. Solo lui/lei ha potuto testimoniare ciò che si è presentato davanti ai suoi occhi. Alcuni cani, ancora con tracce di sangue, sono stati catturati nei tre giorni successivi all’aggressione.”

“Una notizia”, continua la promotrice, “che ha gettato nello sgomento un’intera comunità, un’intera nazione. […] Anche il Partito Animalista Italiano, tramite il suo presidente avvocato Cristiano Ceriello, ha presentato il suo esposto alla Procura: “troppe cose non tornano, c’è tanto da chiarire, tante sono le eventuali responsabilità omissive anche da parte delle Istituzioni”.

Nell’esposto si legge, tra le altre cose: “vista la presenza di un tale branco nei boschi, perché mancavano cartelli e/o recinzioni e/o segnalazioni che indicassero la presenza di animali del genere o animali controllo greggi, nonché cartelli che designassero i relativi comportamenti e distanza da mantenere in presenza di un’eventuale gregge?” Un altro elemento fondamentale è il seguente: dove si trovava il loro umano di riferimento che, senz’altro, avrebbe potuto evitare l’aggressione? […] Si stima”, si legge ancora nel testo, “che dei 50.000 animali randagi presenti in Italia, secondo il rapporto dei dati relativi all’anno 2019, circa 15.000 sono solo in Calabria, al punto da costringere molti cittadini a dar vita ad attività spontanee e spesso non coordinate e la spesa media annua – per il mantenimento degli animali nelle strutture e per i risarcimenti a carico delle Asp per gli incidenti causati da cani randagi stessi – ammonta a 20 milioni di euro.

Il numero degli animali vaganti probabilmente tocca le diverse decine di migliaia tra randagi e semi padronali. La Regione Calabria, le Aziende sanitarie ed i Comuni non hanno “preso sul serio” la questione randagismo e, addirittura, i dati sul randagismo 2020 – che ogni anno Regioni e Province autonome trasmettono al Dicastero – non sono stati neppure comunicati al Ministero della Salute.”

Infine, Spinetti, rivolgendosi sia ai cittadini che alle autorità, elenca alcune delle possibili soluzioni a questo annoso problema: “innanzitutto, essi [i padroni degli animali] dovrebbero identificare con microchip il proprio cane e anche il proprio gatto; preferire l’adozione degli animali piuttosto che comprarli e valutare, sempre, se trattasi di impulso emotivo: l’emozione passa ma l’animale, con tutti le sue necessità ed esigenze, resta; qualora si tratti di animali lasciati liberi e senza controllo, di procedere con la sterilizzazione degli stessi per evitare riproduzioni inconsapevoli.

[…] Chiediamo che venga attuato un maggiore controllo territoriale volto a ridurre il problema randagismo e l’adozione di misure più rigide per la presenza di animali semi padronali che possono arrecare pericolo alla collettività, ai cittadini spesso vittime di incidenti stradali, aggressioni, problematiche igienico-sanitarie.”