Reddito cittadinanza: andrà solo a chi non può lavorare, 660mila sono a rischio

Reddito di cittadinanza solo per coloro che non sono in grado di lavorare. Il governo Meloni intende rivedere la misura di contrasto alla povertà in vigore da aprile 2019 limitando la platea dei beneficiari.

Durante il suo discorso in Parlamento per la fiducia Meloni ha ribadito quanto sostenuto in campagna elettorale, dicendo che questa misura per come è stata pensata «ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia».

La premier ha precisato di voler «mantenere e, laddove possibile, aumentare il doveroso sostegno economico per i soggetti effettivamente fragili non in condizioni di lavorare», ma «per gli altri», ha aggiunto, «la soluzione non può essere il Reddito di cittadinanza, ma il lavoro».

Ma quanti sono davvero i beneficiari del reddito di cittadinanza occupabili e che quindi rischiano di perdere il sussidio secondo le intenzioni del nuovo governo? A chiarirlo è una nota dell’Anpal dei primi di ottobre. Secondo i dati dell’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro i beneficiari del reddito di cittadinanza indirizzati ai servizi per il lavoro sono 919.916. Da questa cifra però vanno tolti i 173mila (18,8%) che risultano già occupati e gli 86mila (9,4%) esonerati, esclusi o rinviati ai servizi sociali.

Rimangono quindi i 660mila (il 71,8%) tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro, che molto probabilmente sono quelli su cui ricadrà la stretta voluta dal nuovo esecutivo. «Dei 660mila beneficiari soggetti al patto per il lavoro (dunque non occupati, non esonerati e non rinviati ai servizi sociali), quasi i tre quarti – il 72,8%, corrispondente a 480mila persone – non ha avuto un contratto di lavoro subordinato o para-subordinato negli ultimi 3 anni», sottolinea l’Anpal. «Si tratta di individui che complessivamente esprimono alcune fragilità rispetto al bagaglio con cui si affacciano ai percorsi di accompagnamento al lavoro e che nel 70,8% dei casi hanno conseguito al massimo il titolo della scuola secondaria inferiore – prosegue la nota – . Solo il 2,8% presenta titoli di livello terziario, mentre un quarto ha un diploma di scuola secondaria superiore». Il che significa che trovare uno sbocco professionale per queste persone non è scontato né immediato.