Referendum: il ritorno della politica?


 Vi ricordate i cinque referendum dello scorso autunno, di cui si parlò poco, e, infatti, il 72% evitò il disturbo di andare a votare? Vi ricordate le recenti elezioni regionali in Calabria, precedute da un silenzio tombale, e lo dico con speciale riferimento a Soverato? Insomma, la politica è parsa defunta. Oggi, in un modo o nell’altro, “c’è qualcosa di nuovo nel sole, anzi di antico”, se non in piazza, almeno sui social: si parla del referendum.

Riassunto. La maggioranza di governo ha presentato una proposta di riforma della Giustizia, che è stata approvata da entrambe le camere. Siccome è una riforma che, ex articolo 138, modifica l’attuale assetto costituzionale, però la maggioranza non era “qualificata”, cioè nettissima, occorre un referendum.

Il governo ha stabilito la data del 22 e 23 marzo; un tentativo di ostruzionismo e rinvio è stato ieri 28 respinto dal Tar perché infondato. Tra meno di due mesi, dunque, si vota. A proposito, a differenza di quelli di Landini, questo referendum non richiede quorum, perciò sarà in ogni caso valido.

I partiti della maggioranza sono schierati per il sì. A dire la verità, non mi pare che si stiano sbracciando di fatica, almeno fino a oggi. Ufficialmente, il PD è per il no, pur con qualche eccezione non insignificante. Altri partiti di minoranza sono per il no, ma alcuni in modo blando, anzi con le prime notevoli falle.

Da notare che questa volta l’opposizione non sta commettendo l’errore dello scorso autunno, quando i cinque referendum vennero presentati come “daremo una spallata al governo”, appello accolto dal 28% e che lasciò indifferente, o contrario, il 72.

Le posizioni dei partiti, comunque, vanno sempre interpretate secondo i giochi politici; e sono abbastanza scontate. Mi paiono più interessanti alcune posizioni non esplicitamente partitiche.

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), o i suoi vertici, si sono espressi per il no. Essa ANM è una specie di sindacato dei magistrati, non un organo ufficiale; tuttavia è l’esempio più evidente di come la magistratura sia esplicitamente divisa in correnti ideologiche.

Il primissimo scopo della riforma è proprio impedire, attraverso il sorteggio, che il Consiglio Superiore (CSM), che è invece un organo dello Stato, sia a sua volta diviso in gruppi e posizioni politiche e di più o meno credibili ideologie. Ricordiamo lo scandalo sollevato da Palamara… e subito sepolto?

Alcuni personaggi noti si stanno muovendo. Sui social campeggiano per il no, tra gli altri, lo storiografo medievista Barbero e il magistrato Gratteri; e alcuni attori e cantanti. Scarsi i nomi importanti per il sì, ma è un fenomeno tipico del centrodestra, la vecchia “maggioranza silenziosa”, che non si agita, però vota.

Sarei tentato di sorvolare sull’uscita del cardinale Zuppi, e mi contento di questa riflessione: dai tempi di Costantino, i credenti di sinistra votano (o equivalente) a sinistra senza bisogno che glielo dicano; i credenti di destra sono credenti e magari praticanti, però non sono minimamente clericali, anzi tutt’altro, e si ricordano della distinzione tra Dio e Cesare, esplicitamente sancita dal Vangelo.

Comunque, resto in attesa che nei prossimi 52 giorni possiamo assistere a un poco di ritorno della politica. E chiudiamo con una citazione manzoniana, o, più esattamente antimanzoniana. Renzo dice “ho imparato a non mettermi nei tumulti”; e invece c’è chi, visto un tumulto, ci s’infila subito e solo poi si domanda che tumulto è. E, a dire il vero, non è tanto necessario!

Buon tumulto, fino al 23 marzo, giorno in cui andrò a votare. Perché il 23? Beh, sono fatti miei.

Ulderico Nisticò