
Napoleone III e Cavour
Come quasi tutti i lettori avranno capito, non è che stanotte mi è apparso in sogno Rousseau e sono diventato improvvisamente democratico. Sono però convintissimo che quella di un referendum sul Donbass è un’ideona. E come mai?
Ora vi porto un esempio che tutti gli storici dovrebbero conoscere, e ai miei tempi del Liceo si studiava a scuola, ma oggi non se lo ricorda quasi nessuno.
Dopo la Guerra di Crimea con intervento del Regno di Sardegna, e il Congresso di Parigi del 1856, Napoleone III, imperatore dei Francesi e di fatto dittatore, e Cavour, primo ministro sardo, fecero finta (attenti alla finta!) di incontrarsi per caso alle Terme di Plombières, decisero la guerra all’Austria, che effettivamente scoppiò nell’aprile del 1859, e l’avvenire del Nord e Centro dell’Italia.
Accennarono, pare, anche a qualcosa sul Sud, ma il Regno delle Due Sicilie ci dormiva sopra, e farà la fine che (dico politicamente) si meritava.
Che doveva succedere a Nord e Centro? Il Centro – Emilia, Romagna, Toscana, Umbria, Marche dovevano costituire un Regno per un Bonaparte cugino di Napoleone III: non se ne farà nulla. Il Nord doveva passare al Regno di Sardegna, che in cambio, attenti qui, cedeva alla Francia la Savoia e Nizza. Le cose si complicarono per strada, finché (la faccio breve), il 30 marzo 1860, un Trattato di Torino non sancì che al Regno Sardo passavano Lombardia senza Mantova, e Parma, Modena, Bologna, Romagna, Toscana. In cambio, Savoia e Nizza alla Francia.
Che c’entra tutto questo? C’entra, perché in Savoia e Nizza si tennero dei plebisciti per sapere se i cittadini volevano o no la Francia: democrazia, vero? ahahahahahahahah
Non so della Savoia, dove effettivamente la popolazione era francofona; ma sentite di Nizza. La città era italianissima, ligure: per esempio, vi era nato Garibaldi. L’intero Consiglio comunale si recò a Torino da Vittorio Emanuele II per chiedere di non essere ceduti alla Francia.
Si tenne poi un bel plebiscito, e su 23.500 circa elettori, indovinate quanti votarono per la Francia: avete indovinato, 23.400. Tranne un centinaio di elettori nizzardi in servizio come marinai sulle navi sarde, e che liberamente votarono NO.
Da dove spuntò quel 99,9999% di sì? Napoleone, fin da quando era solo Luigi Bonaparte presidente della Repubblica (1849), e figuratevi da imperatore, fu un vero maestro nell’arte di far votare i Francesi democraticamente: solo che le urne arrivavano da Parigi già votate.
Ci sarebbe da discutere anche sui plebisciti del 1860 in Sicilia, Napoli, Marche e Umbria; e del 1866 in Veneto; e sul referendum del 1946: ma ne parleremo un’altra volta.
Per ora, sbrigatevi a tenere un plebiscito nel Donbass. Se occorrono consigli tecnici, rivolgetevi all’anima di Luigi, caduto nel 1870, morto esule nel 73: dall’Aldilà, avrebbe parecchio da suggerire.
Ulderico Nisticò