Referendum sulla cannabis: si farà?

Da quanti anni sentiamo parlare della legalizzazione della cannabis in Italia? Da tanto, troppo tempo.. quello che in molti non sanno è che ad inizio mese c’è stato un referendum al senato proprio su questo. 

Il referendum, però, non è andato come ci si aspettava

La Lega e Fratelli d’Italia hanno infatti cercato di bloccare questo referendum inviando un emendamento alla ben nota commissione d’affari costituzionali, emendamento che però è stato respinto. 

Durante questa interruzione si stava parlando del convertire in legge il decreto con cui il giorno 29 Settembre 2021 in cui si posticipava di un mese la scadenza per la presentazione delle firme alla Corte di Cassazione per mettere in piedi un referendum. 

L’argomento di questo referendum? La cannabis legale, ovviamente. 

Una situazione piuttosto scenica che fa però capire quanto – in Italia – i partiti cerchino di giocare a loro favore e sia difficile trovare un punto comune, soprattutto per quanto riguarda l’emendamento di una legge. 

Andiamo a vedere come sono le regole vigenti in Italia per quanto riguarda la cannabis. 

Regole esistenti in Italia per la cannabis 

L’uso della cannabis per scopi medicinali è stato legalizzato nel 2013, e le leggi sono state riviste nel 2017. Ceppi come Big Bud sono spesso usati per i sintomi del dolore, mentre ibridi come Wonder Haze hanno mostrato risultati promettenti nel trattamento dei sintomi dell’epilessia. 

Questi sono studi che sono stati condotti in diversi paesi, in quanto, l’uso dei prodotti medicinali a base di cannabis è controverso e non solo da noi. 

Si tratta di prodotti che le persone guardano ancora con discrezione, in quanto non ampiamente accettati – o quantomeno capiti – da coloro che non si interessano della cosa. 

La legge a favore della legalizzazione della cannabis, dopotutto, è proprio alla base di questo: istruire e fare si che le persone possano comprendere quello che si cela dietro a questi prodotti, nonostante la pianta da cui derivano sia comunemente usata per lo sballo. 

Capiamo bene che questa è una pesante eredità da scrollarsi di dossi, ma i politici dovrebbero fare uno sforzo e capire quanto l’aprirsi a questo settore possa apportare sia all’economia locale, sia alla creazione di nuove opportunità di lavoro. 

Come le cose potrebbero cambiare 

Le cose potrebbero cambiare? Forse, ma per farlo, tutti dovrebbero essere dallo stesso lato. Guardiamo per esempio al commento di Igor Iezzi, capogruppo della Lega nella commissione: 

“il referendum è una truffa che meschinamente parla di cannabis quando in realtà si occupa per la maggior parte di droghe pesanti. Se alcuni partiti della maggioranza vogliono legalizzare la cocaina lo dicano chiaramente.” 

Insomma, accuse piuttosto forti e toni fuori dal color, che non lasciano però intendere ad alcuna apertura all’appoggio della lega su questo fronte. 

La speranza è ovviamente quella che, tramite il dialogo, i partiti possano trovare una nota comune sulla quale portare avanti il dialogo ed aprirsi su questo fronte. 

Cosa succede negli altri paesi? 

La situazione quanto si guarda all’estero non è certamente meno complessa. Liti tra i partiti a parte, sembra che la cannabis sia un discorso che nessuno vuole affrontare – o quantomeno – un qualcosa di cui nessuno voglia farsi carico. 

Per questo motivo trovare una risposta concreta non è semplice. Gli Stati Uniti per esempio vedono i loro 50 stati muoversi in direzioni opposte, con Stati che già hanno pienamente legalizzato la cannabis ed i suoi derivati ed altri con una chiusura completa ai trattati. 

Questa è una realtà che speriamo – presto – possa cambiare e porti le persone ad accettare il cambiamento, soprattutto se fatto per aiutare le persone attraverso la medicina alternativa, un qualcosa che, prima o poi, dovremmo accogliere.