Regione Calabria e (non) cultura

 È radicata tradizione calabrese che l’assessore alla cultura (o come lo chiamino di volta in volta) sia un pincopalla da mandare in giro a tenere discorsi più o meno alati, nel senso di campati in aria; cui assegnare dei parsimoniosi fondi, q. b. come il sale nelle ricette; e che non dia fastidio a nessuno. Qualche volta, dal 1970 a oggi, erano pinchipalli con un poco di notorietà; il più delle volte, nemmeno quella.

 Orbene, applichiamo il concetto all’attuale situazione. Occhiuto e la sua Giunta stanno facendo qualcosa di utile, anche di molto utile, in particolare nei campi della sanità, dell’acqua pubblica, degli aeroporti, dei tentativi di spendere (miracolo!!!) i fondi europei invece di rimandarli vergini a quegli esseri inetti ma avidi di Bruxelles.

 Bene. Ma se tocchiamo l’argomento della cultura e annessi, siamo nel buio pesto dove tutte le vacche sono nere (citazione di Hegel, tanto per fare l’uomo colto). Esempio, i Bronzi nel loro cinquantesimo; ma è solo un esempio. Il titolare della cultura tace come una tartaruga quando invita a casa un pesce e una giraffa. E così tutto il resto della Giunta, a questo proposito.

 Altre iniziative? Inerzia come Endimione che dormì mezzo secolo, superato del resto di gran lunga da Aligi con i suoi settecent’anni. Chissà se quel tizio li ha mai sentiti nominare? Ne dubito, anzi sono sicuro di no.

 Turismo culturale? Non sia mai! Costui, da bravo borghese calabro, crede che il turismo sia Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare (citazione di Gabriella Ferri: magari egli la conosce?). Castelli musei chiese storia… ahahahahahahahah!

 La tv ci manda persino la pubblicità della Slovenia e della Corsica: Calabria, assente ingiustificata.

 Ha dei collaboratori, costui? Se sì, saranno parenti di qualcuno, e nominati per il salario senza prestazione d’opera. Se sì, hanno il compito di dormire come i due di cui sopra. Se sì, fuori i nomi!

 E la cultura calabrese, che fa, intanto? E le tre università e altre? E i poeti e scrittori piagnisteo retribuito? Si adeguano all’assessore.

 Io che faccio? Mi arrabbio come un serpente, e con i mezzi di cui dispongo: facit indignatio versus (citazione da Giovenale: boh!). In privato mi danno tutti ragione, anzi usano un fiorito turpiloquio. In pubblico, tutti Pierini e bravi ragazzi, e in fila per beccarsi un contributo: poco, ma sempre meglio che niente.

 Per oggi, basta, a proposito di colui. Ma ce l’ha un nome, colui? Boh: lo sconosco, e non ho tempo da perdere per cercarlo manco in internet. Noi dotti chiamiamo ciò damnatio memoriae. Se colui vuole, glielo traduco, come la faccenda dell’indignatio: mi mandi una raccomandata r. r., e protocollata; con indicazione di compenso, che poi darò in beneficienza a qualche povero vero. Personalmente, però, senza passare da più o meno sante organizzazioni.

Ulderico Nisticò