Regione Meridione

Castello di Melfi

Ho anche io un programma (programma, non chiacchiere politichesi) per le prossime regionali: superare le attuali Regioni meridionali, e farne una sola, che chiamiamo Regione Meridione.

“Natura delle cose è il loro nascimento”, insegna il grande napoletano Vico. E, nel 1860, tutto nacque in fretta e male. La colpa, per quanto ci riguarda a Sud, è dei Borbone e degli antiborbonici. NOTA: Quando si parla di storia, la parola colpa ha valenza politica e basta.

Colpa di Ferdinando II fu chiudersi politicamente al mondo dopo i fatti del 1848-9, e lasciò decidere a Napoleone III e Cavour senza manco dire una parola; di Francesco II fu che aveva un esercito di centomila e più uomini, e una flotta di decine di grandi navi, e avrebbe potuto battere sei o sette Garibaldi al giorno, ma in realtà soldati e marinai erano una specie di impiegati statali privi di ogni intenzione marziale. Così la storia politica del Meridione venne decisa altrove, come del resto è fino all’attuale 2020.

I liberali e antiborbonici, peggio del peggio: si lasciarono “annettere” senza non dico proteste, ma nemmeno le più timide proposte.

Risultato, un’Italia rigorosamente centralista, e vennero deposte tutte le opinioni federaliste. Per avere delle Regioni bisognerà attendere il 1970, ma anche in questo caso “Natura delle cose è il loro nascimento”: nacquero pessimamente, come brutta copia dello Stato centrale, e, soprattutto nel Meridione, divennero occasioni non di grande ma di spicciola e diffusa corruzione da posto fisso. Vedi esercito del 1860.

Quanto all’individuazione delle Regioni meridionali, le disegnò qualche burocrate con vaghe reminiscenze di studi classici. Vennero fuori entità troppo grandi per corrispondere alla realtà (non c’è alcun rapporto tra Reggio e Castrovillari; tra Salerno e Caserta; tra Lecce e Foggia…); e troppo piccole e povere per essere prese in considerazione.

Proviamo con una Regione sola, mettendo assieme le attuali Calabria, Basilicata, Puglia, Campania? Del Molise non sono abbastanza informato per decidere. Le quattro entità unite vanterebbero un’estensione territoriale pari a Belgio Olanda Lussemburgo assieme; e tale da essere interlocutori credibili dello Stato italiano e dell’Europa; e poter concepire piani seri di utilizzazione delle risorse: agricoltura, piccola e media industria, turismo come si deve…

Serve una struttura interna; e, secondo me, basta richiamare le sagge suddivisioni provinciali di Filippo II (1554-98): Calabria Ultra, Calabria Citra, Basilicata, Terra d’Otranto, Terra di Bari, Capitanata, [eventuale Molise], Terra di lavoro, Principato Citra, Principato Ultra; e, all’interno, Comuni di almeno 20.000 anime, e dico poco.

Tutto questo, ovviamente, mille miglia lontano dai pletorici e farraginosi apparecchi burocratici (vedi 1860, ma anche 2020!), e relativi enti in e fuori house [barbarismo che abolirei]. Basta un Consiglio di trenta persone in tutto, e che si riunisca tre volte l’anno. Lo stesso per le Province e i Comuni.

La capitale morale sia pure Napoli, ma evitiamole un altro intasamento. Ci vuole un comodo centro direzionale, magari a Melfi in onore dei Normanni, raggiungibile con ferrovie ultrarapide.

Per mandare avanti la baracca, servono idee. Quando io dico idee, non mi riferisco all’utopie, di cui gli intellettuali meridionali sono espertissimi, con relativo eterno rinvio a data da destinarsi… mai; dico idee serie e concrete, realizzabili in tempi brevissimi.

Ulderico Nisticò