Renzi: tre battute e una riflessione sul cattocomunismo

L’operazione Renzi avrà conseguenze nei meandri del limaccioso fiume della politica italiana. Di questo m’importa ben poco, se non che prima cade meglio è, questo Conte 2 immigrazionista, eurosuccube e tassaiolo. Già Conte mostra si sentirsi le scarpe strette. Cada, e andiamo a votare. Quanto ai 5 stelle, appaiono sempre più inutili e stampella del PD, o di quello che ne rimane.
E sono curioso di sapere chi sono o saranno i renziani calabresi.

La seconda battuta è la più banale: con Italia Viva, rinasce, ammesso sia mai defunta, la Democrazia Cristiana. E chissà se Renzi non è d’accordo con il Berlusca: e non sarebbe la prima volta!
La terza, viene dal fegato: il Machiavelli della domenica, Salvini, dopo aver riportato il PD al potere, e riesumato Berlusconi, ha dato una bella boccata d’ossigeno anche a Renzi, che Zingaretti aveva messo in un angolo.

Ora, una riflessione seria, sebbene, per ora, solo ipotetica. Intanto la enuncio: la scissione di Renzi può essere l’inizio della fine del cattocomunismo in Italia?
Cos’è, il cattocomunismo? È un’operazione politiche che ha radici antiche e bene articolate: Dossetti, Moro, Berlinguer, gli equilibri più avanzati, le convergenze parallele… e intanto la crisi e fine della vecchia DC nel 1992; e il crollo mondiale del comunismo dopo il 1989.

Ma è anche una profonda operazione culturale, attuata con un minimo comun denominatore egualitaristico e umanitaristico; e rinunciando, di fatto, la componente comunista a Marx; quella cattolica alla metafisica e a Cristo Dio.

Del comunismo, rimane, nel cattocomunismo, solo un verboso afflato di giustizia sociale. È palese che i nuovi comunisti, o eredi del PCI, non hanno studiato Marx nemmeno al Liceo (o, più spesso, non hanno frequentato il Liceo?), o saprebbero che il marxismo non è “giustizia sociale”, e tanto meno buonismo e difesa dei poveri, ma “la proprietà collettiva dei mezzi di produzione”, sotto il ferreo controllo del partito dei proletari. Quanto ai poveri, Marx, molto giustamente, li chiama “sottoproletariato”, e li ritiene privi di ogni coscienza politica, anzi nemici del proletariato organizzato e consapevole.

Ignorando tutto questo, i cattocomunismi credono che il comunismo sia elemosine e accoglienza… e che il cristianesimo sia una specie di odio, altrettanto generico, per la prosperità e il lavoro e l’arte e la poesia e il sorriso e la sanità in genere, il tutto a vantaggio di non meglio definiti “ultimi”. Ultimi, ovviamente, da lasciare tali a vita: ai benefattori, ovviamente, servono miserabili da beneficare, mica persone da far crescere e rendere libere!

È palese che i cattocomunisti di provenienza cattolica non hanno mai nemmeno sentito nominare il severo e romano san Paolo (“chi non vuole lavorare, nemmeno mangi”), e il rigorosamente logico san Tommaso d’Aquino; o la maschia pedagogia don Bosco… E pensano sul serio che basterebbe distribuire la ricchezza in parti uguali per tutti rendere buoni e felici. Ahimè, l’unico risultato sarebbe l’arricchimento di qualche furbo; e la morte di fame dell’umanità intera. Non esiste infatti la ricchezza nascosta sotto terra o tenuta celata dai cattivi, ma solo quella prodotta con il lavoro e l’intelletto, e sempre pagata “iustum pretium”.

Eppure, dagli anni 1980, il cattocomunismo ha dominato e domina giornali, tv, cinema, canzoni, romanzi, piagnistei, prediche… prediche in cui la metafisica è quasi del tutto sparita, e si parla di politichetta e sociologia spicciola.
Forse Renzi e qualcun altro si sono accorti che il PD cattocomunista di catto ha pochissimo, ed è in mano ai postcomunisti, che nemmeno comunisti sono? Forse!

E invece la cultura chiamiamola così di destra? Inetta, succube, spaventata, e disperatamente alla ricerca di un buonismo di destra e metà politicamente corretta e metà no come ogni frase, letteralmente ogni frase di Marcello Veneziani!!! Poverissima cultura, del resto, e ridotta a Sgarbi e alla Fallaci; e a quotidiani palesemente mantenuti in vita a forza, e utili solo, per dirla con Catullo, ad incartare gli sgombri morti.
Se l’uscita di Renzi segna davvero l’inizio della fine del cattocomunismo dominante, a tutt’oggi l’effetto sarebbe non un’altra cultura, ma il vuoto.
Siamo davvero messi malissimo.

Ulderico Nisticò