Repubblica Ceca, e san Gianni “a lu Spuntuni”

Cosa non si fa per questa vecchia patria! Tempo fa, abbiamo accolto gli operatori turistici stranieri; a Pasquetta, gli ospiti siciliani; ieri, 25 maggio, un imponente numero di sindaci, uno di questi anche senatore, della Repubblica Ceca, accolti da Amoruso e Matacera. È così che si organizza turismo serio, e del 2019, non del 1950 come tanti ancora allegramente si comportano.
Quando arrivano forestieri, il benevolo trucco è farli sentire meno forestieri, cercando qualcosa di familiare. Così io ho rifilato loro un poco di storia ormai antica: dal 1526, il Regno di Boemia (si chiamava così fino al 1918) passò agli Asburgo, la dinastia di Carlo V; dal 1708 al ’34, abbiamo avuto un re in comune, nella persona dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo-Austria. La notizia ha destato interesse, anche se, a dire la verità, scarsa commozione.

Si è levato un vero grido di sorpresa quando l’interprete, una gentile signora, ha tradotto che a Petrizzi viene onorato con un altorilievo e iscrizione latina il santo boemo Giovanni Nepomuceno (Jan di Nepomuk), martire nel 1393 per mano del re Venceslao. Secondo alcuni, la causa fu un conflitto per certi diritti della Chiesa; secondo altri, il re, non si sa se a torto o a ragione, sospettava della moglie, e pretendeva che gli si rivelasse la confessione. L’uccisione avvenne precipitando Jan nella Morava, da un ponte.

Santificato nel 1726 – e siamo ancora sotto Carlo VI – Giovanni Nepomuceno è patrono dei ponti, e se ne trovano immagini a Roma sul Tevere. Come siano andate le cose, anche Petrizzi venerò questo santo, e se ne legge l’epigrafe:

PUBLICAE UTILITATI PUBLICISQ[UE] EXPENSIS
EXTRUCTUM PONTEM D[OMINO] PIETRO MARINCOLA II PETRITII DUCE VIV[ENTE] SUBERATI BARONE
CURANTE SAC[ERDOTE] ASSIS[TENTE] ME P HABENTE PER[SONAM] MAGN[IFICO] IOAN[NE] SALDALO
D[OMINO] BRUNO VISCOMI SINDICO FIDISSIMO
D[IVI] IOAN[NIS] NEOPOMICENI PATROCINIO
ET [PL]EBEAS POTESTATES COMMUNITAS PETRI[TII] …ENTIUM DEVOTE COMMENDAT MDCCC…

L’iscrizione è danneggiata alla base, per cui alcune parole abbisognano d’interpretazione, ed una ci resta ignota:
“La comunità di Petrizzi affida alla saldissima protezione di san Giovanni Nepomuceno il ponte costruito per pubblica utilità e a pubbliche spese a cura di don Pietro Marincola duca di Petrizzi e barone di Soverato, con l’assistenza di me sacerdote don Giovanni Saldalo luogotenente, essendo sindaco don Bruno Viscomi. Nel 1803”.
L’altorilievo era predisposto perché vi fosse collocata una palma naturale, simbolo del martirio.
Il volto del Santo è mutilo della punta del naso, che, secondo una leggenda, fu colpito con il fucile dal brigante Urlandino.
Resta da scoprire se il ponte fosse proprio lì “a lu Spuntuni”; o se l’immagine sia stata spostata da qualche altro luogo.

Insomma, il mondo è piccolo, e bisognerebbe giovarsene anche a scopo turistico. Lo vado ripetendo – INVANO – da molti anni, che la Calabria ebbe nei secoli infiniti rapporti con il mondo; altro che “isolamento secolare”, come ripetono gli intellettuali, i quali, isolati essendo loro anche in famiglia e con il cane, appioppano il difetto agli altri. E invece, tanto per farla breve:

– colonie magnogreche, quindi Grecia propria e tutto il Mediterraneo;
– città romane, quindi tutto l’Impero: esempio, Scolacium Gloucester Setif, ma se ve lo racconto devo prendere a pesci in faccia mezza Calabria;
– Cassiodoro, quindi Ravenna eccetera;
– San Bruno, quindi Germania;
– Normanni, quindi Francia, e indirettamente Norvegia;
– San Francesco di Paola, quindi Francia, Spagna e mezza Europa, inclusa la birra Paulaner;
– Guerra contro Murat, quindi tutto il mondo napoleonico…
– Eccetera senza fine.

Il turismo culturale potrebbe dare una valida mano alla sempre più fuori moda balneazione. Ma figuratevi se il calabro intellettuale sa qualche cosa che non sia antimafia segue cena!
E i politicanti della Regione? Ahahahahah!
Evviva, a questo punto, il Comune di Soverato che si dà da fare; e viva anche U.N. che borbotta in tutte le lingue, però, quando la patria chiama…

Ulderico Nisticò

 

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